Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Seme congelato 'via posta' e utero in affitto: tolto il figlio a una coppia

Il tribunale di Brescia ha tolto a una coppia di Ricengo un bambino di due anni, nato a Kiev, in quanto la pratica dell'utero in affitto è illegale nel nostro paese. Dubbi anche sulla reale paternità. Il legale: "Ma così si condannano anche bambini già nati"

Avrebbe fatto quasi tutto per posta, compreso l'invio del seme congelato, la coppia a cui è stato tolto il bimbo nato da un utero in affitto in Ucraina e ora sotto processo per alterazione di stato. Lo scrive sul suo sito il Biotexcom center for human reproduction al quale gli aspiranti genitori si erano rivolti.

La coppia non solo si è vista togliere il bimbo (in Italia l'utero in affitto è illegale) e rischia una condanna, ma l'esame del Dna avrebbe messo in dubbio la paternita' naturale. "Hanno inviato il kit - scrive il sito - di chi era il seme mandato?".

Sulla vicenda che si trascina da mesi è intervenuta Eugenia Roccella, ricordando come sia sempre il minore a rimetterci con queste pratiche di maternità che il deputato definisce frammentate. Il bimbo che ora ha quasi 2 anni è stato dato in affido su decisione del Tribunale dei minori di Brescia.

La prima udienza del processo si è svolta il 22 ottobre, la seconda è prevista per il 14 gennaio. Tutto comincia nel 2011, quando, desiderando tanto un figlio, la coppia, residente a Ricengo, prende contatti con la società Ltd Biotexcom Center for Humanreproduction goup Reinessancee', che sul suo sito si presenta come leader nel settore della riproduzione assistita in Ucraina e nel mondo. Per affittare l’utero, marito e moglie versano 6.000 euro di anticipo (pare inviando soldi e documentazione tramite posta elettronica).

Poi arriva il momento del prelievo (o l'invio del Kit secondo quanto sostiene il Centro) degli spermatozoi. Si procede con il loro impianto nella madre surrogata, una gravidanza normale, la nascita un paio di anni fa di un bel maschietto. Complessivamente il costo dell'operazione si aggira attorno ai 30.000 euro. Il bimbo viene iscritto all’anagrafe di Kiev come figlio della coppia, così come prevede la legge ucraina e poi portato in Italia.

Intanto, come ha rilevato l’avvocato Cecilia Rizzica, legale dei genitori con il collega Giovanni Passoni, l’ambasciata ucraina chiedeva all’Ufficio anagrafe del Comune di residenza della coppia di trascrivere il certificato di nascita. Tutto è filato liscio finché qualcuno ha segnalato alla procura che la donna non era mai rimasta incinta. E' partita così l'inchiesta, il bimbo che intanto aveva compiuto un anno e mezzo, è stato tolto ai genitori e dato in affido.

Nell'udienza del 14 ottobre, sono stati sentiti, un impiegato dell'anagrafe e un medico, come testimoni del pm del tribunale di Cremona Francesco Messina. Il processo, presieduto dal giudice Pierpaolo Beluzzi, è stato aggiornato al 14 gennaio. Per l’avvocato Rizzica, 'bisogna sollevare il caso a livello politico, perché la maternità surrogata è riconosciuta in diversi Paesi. Il nostro ministero degli Esteri ne prende atto, poi, però, invia alle ambasciate circolari, nelle quali si sollecita di avvisare i genitori che una volta arrivati in Italia il bambino verrà loro tolto e loro saranno denunciati'.


Il legale sottolinea che 'tra l’altro, si sta parlando di bambini già nati'. La storia si complica quando emerge il particolare del Dna. Per i legali della coppia si profilerebbe anche una truffa ai danni dei genitori. Ma la precisazione di Biotex cambia di nuovo tutte le carte.

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