Un diavolo tra i boschi di Rezzato, tra leggenda e mistero

La scoperta dei giovani ricercatori Armando Bellelli e Serena Oneda, nei boschi di Rezzato: il bassorilievo che raffigura un volto metà umano e metà bestiale

Foto © Armando Bellelli

Diavoli, streghe e rovine. Tra boschi e colline del mistero. Riflettori accesi sui luoghi misteriosi della provincia bresciana, con la nuova e straordinaria scoperta dei ricercatori del gruppo X-Plora, in particolare da Serena Oneda, accompagnata sul posto da Armando Bellelli.

Siamo nei boschi di Rezzato, a due passi dall’antico convento francescano di San Pietro in Collo. Imboccando il sentiero della Rasa, addentrandosi dove la vegetazione si fa più fitta. Si cammina per qualche decina di minuti, poi finalmente la scoperta: quello che il dialetto si chiama il Diaol, oppure il Mostasù, il faccione.

Un bassorilievo ben scolpito nella roccia, da mano esperta, che raffigura un volto “in parte umano in parte ferino o bestiale”. Il famoso Diaol, raccontano ancora Bellelli e Oneda, che da sempre vigila il passaggio di coloro che si avventurano fin lì, fonte di leggende e dicerie, nei secoli dei secoli.

Secondo alcuni quelle sembianze ricorderebbero la morte di un uomo avvenuto in un tempo lontana: ci sarebbe pure una data, semicancellata ma ancora appena visibile, indicante il 1798. Per altri sarebbe l’immagine di un demone, forse il Diavolo in persona.

Perché si narra che proprio in quei boschi venne bruciata viva una ragazza, accusata di stregoneria. Oppure di quei ritrovi misteriosi, streghe presunte o tali, diavoli e sabba. Un'altra storia leggendaria, e a pochi chilometri dal celebre Sercol di Nuvolera.

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