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Rezzato: coppia di trentenni si prostituisce per necessità

Senza lavoro, una coppia di trentenni ha iniziato a prostituirsi per guadagnarsi da vivere. Scoperti dai carabinieri, l'uomo era stato condannato in primo grado per sfruttamento della prostituzione. In appello è arrivata l'assoluzione

La Corte d’Appello di Brescia, sotto la presidenza del giudice Anna Maria Dalla Libera, ha scagionato un 36enne residente a Rezzato dall’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, dopo una condanna in primo grado a un anno a sei mesi.

Detta così, sembra una tipica storia di prevaricazione e violenza di cui la cronaca è piena.

In realtà, siamo di fronte a un caso del tutto eccezionale. Infatti, la prostituzione c’è stata, ma – oltre a non esserci stata costrizione – anche il 36enne si guadagnava da vivere vendendo il suo corpo.

Insieme alla convivente, entrambi sono senza lavoro, hanno deciso di prostituirsi per poter pogare l’affitto e comprare da mangiare ai figli.

Nell’annuncio messo su internet – spesso il loro appartamento fungeva da casa d’appuntamenti – il 36enne si descriveva come «un 35enne per donne, ragazze e coppie che si sentono sole, disponibile per serata a tema». Lei, con il soprannome di «Memole», «una 33enne pulita e riservata, disponibile per proposte da singoli, coppie e gruppi».

In primo grado, il presidente Anna Di Martino aveva condannato D. B a un anno a sei mesi, nonostante «Memole» avesse dichiarato in aula di essersi prostituita per necessità e non perché costretta.
 

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