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La zona umida della Castella - © Bresciatoday.it

La zona umida della Castella - © Bresciatoday.it

"Come l'Araba Fenice": la discarica risorge, caos in Regione

Sembrava fosse storia chiusa ma non è così: martedì prossimo a Milano si discute della realizzazione della discarica Castella, sul confine tra Buffalora e Rezzato: per gli ambientalisti "una grave minaccia"

La discarica Castella? “Come l'Araba Fenice che risorge dalle sue ceneri”. Il CoDiSa – Comitato Difesa Salute e Ambiente di San Polo, attivo dal 2004 – ha definito così, con amara ironia, l'inaspettata riapertura dell'iter autorizzativo per la discarica di cui sopra, a Brescia Est in territorio di Rezzato al confine con Buffalora. Niente di deciso, per ora: ma martedì prossimo – il 28 luglio – presso la sede di Regione Lombardia è convocata la Conferenza dei Servizi che potrebbe riaprire una pratica che in realtà sembrava chiusa per sempre.

Mai dire mai, in Lombardia. Perchè sia Asl che Arpa, ma pure la Regione stessa, avevano negato il via libera al progetto originario presentato negli spazi dell'ex cava di Rezzato, per trasformarla in una discarica per 2 milioni di metri cubi di scarti putrescibili . Polemiche ce n'erano estate, eccome: tanto che nel 2011 ignoti vandali – firmandosi 'Amici dell'Ambiente' – avevano lasciato più di un avvertimento negli spazi di proprietà della ditta Gaburri.

La notizia della Conferenza dei Servizi segue di poco più di un mese la segnalazione sulle condizioni critiche della zona umida della Castella, negli anni trasformatasi in una piccola oasi naturale, casa temporanea di ben 13 specie di uccelli protetti, tra cui il rarissimo Cavaliere d'Italia. Di certo un destino segnato, se mai la realizzazione della discarica dovesse essere approvata.


Un'area di stoccaggio per rifiuti speciali, e di cui sono vaghe sia le dimensioni sia i quantitativi di rifiuti che effettivamente arriveranno. Per il CoDiSa si tratterebbe di “una discarica di immani proporzioni, una grave minaccia per gli abitanti di Brescia e per il neonato Parco delle Cave”. Ormai è un dato di fatto, concludono gli ambientalisti: “La pressione sull'ambiente ha superato ogni limite di guardia”.

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