Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca Centro / Via Solferino

“Ti taglio la gola se non mi dai il cellulare”, rapinato ragazzino

Un 17enne è stato rapinato alla stazione degli autobus di Brescia e ha inizialmente segnalato il furto, ma poi non si è recato in Questura per il riconoscimento del malvivente, fermato dagli agenti a 2 ore dall'accaduto. Rischiando, così, di compromettere il lavoro della polizia

Foto di repertorio

Erano le 7.30 di sabato mattina, quando un 17enne residente nella Bassa bresciana è stato rapinato dello smartphone alla stazione degli autobus di Via Solferino, a Brescia. Il ragazzo, che si stava recando a scuola, è stato avvicinato da un 35enne tunisino, residente in città, che lo ha minacciato verbalmente.

“Ti taglio la gola se non mi dai il cellulare”, avrebbe detto il malvivente al giovane, che non ha esitato a consegnargli lo smartphone. Il 17enne ha poi sporto denuncia alle forze dell'ordine che, grazie alla descrizione fornita, hanno rintracciato e fermato il ladro, nella zona della stazione, a sole due ore dal furto. Il tunisino, pluripregiudicato, aveva con sé il telefono appena sottratto e per lui sono scattate le manette.

Perché l'arresto in flagranza di reato venisse convalidato era però necessario che il 17enne si presentasse in questura per il riconoscimento. Raggiunto telefonicamente dagli agenti, il padre del ragazzino ha spiegato che il figlio non era più interessato a denunciare il malvivente e a recuperare il cellulare. Dopo avere accampato una serie di scuse, l'uomo ha fatto capire che non avrebbe potuto accompagnare il figlio in città.

Per non vanificare il lavoro svolto in mattinata, una Volante si è quindi recata nel primo pomeriggio a casa del ragazzino con la foto del malvivente. Il 17enne ha così potuto riconoscere il rapinatore, che è stato tradotto nel carcere di Canton Mombello, dove si trova tutt'ora.

Ciò ha comportato uno spreco di risorse - ha fatto sapere il commissario capo della Polizia di Stato Stefano Ravel - e ore di straordinari per i poliziotti. Il non riconoscimento del malvivente avrebbe potuto vanificare la nostra attività.  C'è un'incoerenza di fondo nel comportamento del ragazzino e del padre: non si può denunciare un reato e poi non assicurare il colpevole alla giustizia. Siamo ai limiti del favoreggiamento. Denunciare è un dovere civico ed evita che i reati vengano reiterati”. E il cellulare? È ancora negli uffici della questura, in attesa che il legittimo proprietario se lo vada a riprendere.

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