In arrivo altri 200 profughi: stanziati 4 milioni e 800mila euro

La nostra provincia accoglierà altri 200 profughi, a stabilirlo è un circolare del Ministero dell'interno. La Lega Nord è già sul piede di guerra, e sulla questione prende posizione anche la cittadinanza. Emblematico il caso di Gavardo, dove nelle scorse settimane sono stati arrivati 16 profughi

Il complesso di via Quarena a Gavardo, dove sono ospitati 16 profughi - Copyright © Bresciatoday

Altri 200 profughi si aggiungeranno ai 644 già ospitati nelle strutture della nostra provincia. A stabilirlo è la circolare del ministero dell'Interno che giace sul tavolo della Prefettura di Brescia.  Non si tratta di arrivi immediati, ci vorrà qualche mese. Dell'accoglienza  si occupano, attualmente, 42 operatori bresciani: enti locali, cooperative e strutture alberghiere spalmati sul nostro territorio. Ma anche in questo caso il numero è destinato ad un rialzo. Entro la fine di giugno il nuovo bando per la distribuzione delle risorse alle realtà che erogano servizi di accoglienza dei profughi sarà chiuso. 4 milioni e 800mila euro la somma destinata alle strutture che entreranno in graduatoria e si occuperanno dei profughi. Stando a quanto riferito dal prefetto vicario Pasquariello, sono 27  li operatori che hanno fatto domanda, alcuni dei quali già impegnati nell'accoglienza.

La circolare ministeriale, come prevedibile, ha già scatenato una tempesta di polemiche nei palazzi della politica, con gli esponenti del carroccio già sul piede di guerra. L’assessore alla Sicurezza del Pirellone, Simona Bordonali, fa sapere che non sarà la Lombardia a pagare gli errori fatti a Roma. La Bordonali denuncia l’atteggiamento del governo che, ”invece di intavolare un dialogo con gli enti locali, cerca la strada dello scontro frontale e dell’imposizione dall’alto”. Il copione, insomma, è sempre lo stesso. Sono ben pochi i Comuni che accettano di buon grado di ospitare i sopravvissuti alla fame, alle guerre e ai viaggi sui barconi. 

Emblematico il caso di Gavardo. Non più tardi di 15 giorni fa, 16 profughi di nazionalità bengalese e senegalese hanno lasciato il centro di prima accoglienza della città, il Pampurri di via Corsica, per raggiungere il comune valsabbino. Sono stati alloggiati dalla Prefettura nei miniappartamenti messi a disposizione da un privato nella centralissima via Quarena. Il complesso era stato ristrutturato pochi anni fa e i minialloggi pensati per gli anziani, ma nessuno ha fatto richiesta.

A dare il benvenuto ai profughi ci ha pensato  la Lega Nord, che è  scesa in piazza per protestare contro il loro inatteso arrivo, sensibilizzare la cittadinanza e dire basta. Va precisato che l'amministrazione comunale non sborsa un euro per loro, dato che sono a carico di una cooperativa, che si occupa anche del loro inserimento nella comunità, prevedendo corsi di lingua e di formazione professionale. "La Prefettura li ha mandati senza darci alcuna comunicazione preventiva – lamenta l'assessore alle attività produttive del comune valsabbino, Angela Elisa Maioli – ci siamo trovati qua questi extracomunitari che non sappiamo chi sono.  Dicono che siano profughi, ma noi non sappiamo nulla sul loro conto. Su questo punto noi avevamo già espresso le nostre perplessità in Prefettura. La situazione nel centro di Gavardo è già piuttosto complicata, per problematiche legate all'immigrazione e alla microcriminalità. Ormai sulle panchine e nella piazza ci sono sono loro e i gavardesi hanno paura ad uscire. Perché mandarcene altri? Il nostro Comune ospita già da fine 2014 quattro rifugiati, alloggiati in un appartamento del Comune a Sopraponte, per i quali ci siamo attivati con una convenzione con il Consorzio Laghi e pensavamo di aver assolto al nostro impegno di accoglienza."

Sulla questione era intervenuto anche il consigliere regionale Fabio Rolfi: “Non vogliamo che a Gavardo si crei un nuovo residence Prealpino. Il pericolo, purtroppo c’è”. Le dimensioni della struttura di via Quarena, tuttavia, non sono così ampie e non può ospitare più di una ventina di persone, i minialloggi sono solo 8.  Entrando nella corte sulla quale si affacciano gli appartamenti, poi, non si respira proprio aria da ghetto. Tutt'altro. Lo stabile è in ottimo stato, ben curato e pulito. A tenere in ordine ci pensano anche i 16 rifugiati, che a turno si occupano di tutte le faccende domestiche. Molti di loro non parlano ancora l'italiano, sono spaventati e storditi e da quel portone non escono quasi mai. Tant'è che nessuno in paese li ha mai visti.

Non ho nulla contro di loro – racconta il macellaio – però ci sono degli anziani che fanno fatica a comprare il latte, prima bisognerebbe aiutare chi ha contribuito a costruire il paese. Stanno qua e cosa fanno? Bisognerebbe che riaprissero tutte le fabbriche perché trovino un lavoro.”

I nuovi arrivati scontano le “colpe” di altri. Dati alla mano, dei quasi 12 mila abitanti del più grosso comune della Valsabbia, 1700 sono stranieri. Vivono negli stabili desueti del centro storico, dove la maggioranza dei gavardesi non vuole più abitare. Africani, pakistani, indiani, bengalesi che, in cerca di una vita degna di questo nome, hanno lasciato la propria terra e reciso il cordone ombelicale con la propria comunità e le proprie radici.  Ed effettivamente sui marciapiedi di via Quarena e nei tanti vicoli del centro del paese, alle 4 del pomeriggio, sfilano costumi, colori e risuonano accenti non propriamente tipici della tradizione valsabbina.

Da 4 anni la situazione è fuori controllo - denuncia la parrucchiera   l'attuale giunta aveva promesso la rinascita del centro, invece è avvenuto il contrario. Succede di tutto: dallo spaccio di droga, alla prostituzione. Le mie clienti hanno paura e vengono malvolentieri e a rimetterci sono io. Ci sono molti extracomunitari che sono qua da anni e non fanno nulla dalla mattina alla sera. Li vedo io dalle vetrine del mio negozio, ormai conosco i loro movimenti e i loro giri, ma nessuno fa nulla.”

"Di sera non usciamo più - spiega invece il proprietario di un altro  negozio -  perché abbiamo paura. Certo non saranno i nuovi arrivati che fanno danno, ma tutto fa brodo." “È gente che scappa dalla miseria - interviene un cliente - il loro arrivo non credo che possa incidere su noi residenti. Non rubano nulla a nessuno, sono qua di passaggio e visto che non c'è lavoro se ne andranno presto. Bisogna pensare alle situazioni da dove provengono e non fare barricate”.

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