Cronaca Piazza San Padre Pio da Pietralcina

La Brescia dei volontari per salvare la centrale operativa del 118

Oltre un centinaio di persone si sono radunate nella piazzetta dell'entrata satellite del Civile, per protestare contro la nuova riorganizzazione regionale: "Tanta confusione, non ci vogliono dire nulla". Assenti Bossi e Rizzi

Tutto è cominciato qualche tempo fa con una delibera regionale che in parole povere prevede la chiusura e l’accorpamento della centrale operativa del 118 di Brescia. Una vera e propria riorganizzazione che prevede la riduzione di un terzo delle centrali operanti, da 12 a 4, e l’attivazione di un numero unico per le emergenze, il 112, che nel caso del soccorso d’emergenza con ambulanza devierebbe le chiamate alla centrale più vicina, quella di Bergamo. Le polemiche non sono mancate, così come non è mancata la grande partecipazione dei volontari, dei medici e dei tecnici, degli infermieri e dei cittadini. Più di 100 persone al presidio organizzato ieri mattina nella piazzetta dell’entrata satellite del Civile, mentre un dorato Padre Pio sembra benedire i manifestanti e, in vista delle prossime battaglie, potrebbe portar loro almeno un po’ di fortuna.

La riorganizzazione regionale prevede anche la riduzione del corpo degli infermieri professionisti e operativi (attualmente 32), dando più spazio ai cosiddetti tecnici, e la riduzione degli equipaggi che verranno inviati nelle missioni, da tre a due, con il rischio concreto di peggiorare la qualità e la tempistica del servizio. Si parla anche di un processo naturale di informatizzazione, sempre in ottica tecnicistica: “Ci hanno parlato di un computer, ci hanno parlato di una modulistica informatica standard e di un codice per ogni intervento – ci racconta un manifestante – Magari si può ottimizzare qualcosa, ma così facendo si perderanno tutte le professionalità, tutte le capacità che oggi consentono di poter intervenire al meglio”.

In questi mesi la protesta è passata anche da Facebook, e dal Comitato Salviamo il 118. “La preoccupazione è alta, anche tra i cittadini – ci spiega il presidente Girolamo Di Maria – Continuano a rinviare le spiegazioni, non sappiamo ancora come saranno definite le cose. Certo è che con queste premesse andremo incontro a nuove difficoltà per il mondo del volontariato, una situazione critica che sarà difficile da gestire. Soprattutto se si ridurranno gli equipaggi, soprattutto se si ridurranno i professionisti. Quando c’è un’emergenza servono indicazioni rapide e precise, stiamo parlando di attimi, e non di minuti”. Il Comitato ha inoltre presentato un progetto alternativo che prevede sei centrale operative, e l’accorpamento di Mantova a Brescia. Senza dimenticare il nuovo 112: “Su questo siamo favorevoli, è chiaro. E’ una scelta europea, è giusto che venga fatta anche in Italia. Ma non mi si venga a dire che possiamo paragonare il territorio di Brescia a quello di Lodi!”.

La realtà del volontariato bresciano è una realtà forte e radicata, con una storia fatta di grandi sacrifici, e quasi 100mila missioni effettuate ogni anno. Oggi però, a fronte di questa riorganizzazione, si mettono in dubbio anche i vissuti dei tanti volontari e delle tante associazioni, con una logica commerciale del servizio, una logica di appalti alla lombarda che ora intacca anche il mondo del volontariato, in tutta la Provincia. Ma intanto una bella manifestazione, sotto il caldo sole di una domenica bresciana.

Tanti anche i politici che hanno colto l’occasione al volo, tante le voci che avrebbero voluto anche l’assessore Monica Rizzi e il consigliere Renzo Bossi. Che alla fine non sono arrivati, e vista l’aria che tirava forse è stato meglio così. Per loro. “Questa manifestazione mette chiaramente in evidenza le perplessità di fronte a una scelta come questa – commenta il consigliere GianAntonio Girelli del Partito Democratico – una scelta figlia della mancanza di un adeguato esame del territorio. Faremo di tutti affinché la proposta possa passare ancora una volta in commissione, per chiedere con forza maggiore chiarezza sulle decisioni che verranno prese”.

“Siamo ben felici che la cosa possa essere ripensata – conclude – ma non siamo più disposti a vedere le stesse forze politiche che prima approvano e poi contestano. Se imparassero a leggere quello che firmano e decidono forse eviterebbero certe tensioni”.

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