Cronaca

"Bin Laden", boss della Camorra ancora ai domiciliari con moglie e figli

È attesa per settembre la decisione della Corte Costituzionale: nel frattempo Pasquale Zagaria - contabile del clan dei Casalesi condannato a 20 anni di reclusione - resta ai domiciliari a Pontevico.

La sua era stata una delle diverse ‘scarcerazioni eccellenti’ che tanto avevano fatto discutere durante l’emergenza coronavirus. Per Pasquale Zagaria, considerato dagli inquirenti la mente economica del clan dei Casalesi, la detenzione (in regime di 41 bis) nel carcere di massima sicurezza di Sassari si era interrotta lo scorso 24 aprile, quando era stato mandato ai domiciliari per gravi problemi di salute.

Malato di cancro, e quindi sottoposto a chemioterapie, secondo il Tribunale di Sorveglianza di Sassari non poteva più continuare le cure nel nosocomio sardo (destinato all’emergenza Covid) ed era quindi tornato a casa, a Pontevico, dove tutt’ora si trova ai domiciliari.

Potrebbe non tornare in carcere

‘Bin Laden’, questo il soprannome affibbiato al 60enne dal clan dei Casalesi, ha trascorso l’intera primavera e l’estate in compagnia della moglie 44enne (sposata nel 2001) e dei suoi figli. Ma presto potrebbe lasciare la sua abitazione, senza però tornare in carcere. È possibile che il camorrista continui a scontare la pena in un reparto di medicina protetta di un nosocomio del Paese. A decidere delle sue sorti - in base a una valutazione anche dello stato di salute - sarà la Corte Costituzionale: il verdetto è atteso per il mese di settembre.

Lo scorso giugno, il tribunale di sorveglianza di Sassari, aveva già rivalutato la pozione del 60enne - dopo l’emanazione da parte del governo del decreto legge che cercava proprio di mettere un freno alle scarcerazioni dei boss - accogliendo però di fatto le deduzioni degli avvocati di Zagaria e sollevando "una eccezione di illegittimità costituzionale" del citato decreto. Nulla quindi è cambiato per il fratello del capo del cartello dei Casalesi: è rimasto a Pontevico, insieme alla famiglia.

Il suo nome legato anche allo smaltimento illecito di rifiuti

Nel frattempo il nome del camorrista è emerso in un altro processo sullo smaltimento illecito di rifiuti. In aula sarebbe venuto alla luce il ruolo della famiglia Zagaria nel finanziamento di tale attività illecita e le minacce rivolte a coloro che cercavano di organizzare proteste per la gestione delle discariche inquinanti.
 

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