Bancarotta fraudolenta: imprenditore bresciano in manette, sequestrati oltre 2,4 milioni di euro

Ai domiciliari l'imprenditore Patrizio Argenterio. È accusato di falso in bilancio, omesso versamento dell'Iva e bancarotta fraudolenta

Patrizio Argenterio

Falso in bilancio, omesso versamento dell'Iva e bancarotta fraudolenta. Sono queste le pesanti accuse di cui deve rispondere l'imprenditore Patrizio Argenterio. Il 64enne, originario del bresciano, è stato arrestato al termine della complessa indagine sul dissesto e sul fallimento del call center 'Qè Srl' di Catania.

Il provvedimento eseguito nelle scorse ore dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania, con il supporto dei nuclei Pef di Brescia e di Milano, dispone gli arresti domiciliari per il 64enne, quale presidente del Cda e amministratore (anche di fatto) della “Qè srl” dall’aprile 2013 fino alla dichiarazione di fallimento. I finanzieri hanno anche sequestrato 2,4 milioni di euro.

Il dissesto Qè

Alla fine del 2016, la società Qè - già fornitrice del servizio di call-contact center ad aziende di rilevanza nazionale (tra le quali, Enel Energia, Sky e Inps) - chiuse i locali e licenziò oltre 200 lavoratori dipendenti e centinaia di lavoratori a progetto. Nel giugno 2017, il tribunale di Catania dichiarò il fallimento della società gravata, tra l’altro, da debiti erariali non assolti per circa 14 milioni di euro. Il dissesto finanziario iniziò nel 2012 quando il patrimonio netto non più esistente (con un  saldo negativo di oltre un milione di euro) sarebbe stato occultato dagli amministratori tramite bilanci falsi redatti al solo scopo di proseguire fraudolentemente l’attività . Nata nel 2009, la società usufruiva anche di agevolazioni finanziarie e di crediti d’imposta riservati alle aziende del Mezzogiorno per l’assunzione di lavoratori svantaggiati. 

Il ruolo di Argenterio

Argenterio oggi risulta essere l'amministratore della Zenith alluminio Srl società con sede a Manerbio (in provincia di Brescia) attiva dal 2015 nel settore della fabbricazione di imballaggi leggeri in metallo. Tra il 2014 e il 2017 è stato sostituito in incarichi amministrativi, in ben 14 società, soprattutto dal figlio e da Mauro De Angelis. Quest'ultimo, amministratore della Qè dal luglio del 2015 al fallimento del 2017, è stato destinatario del divieto temporaneo per sei mesi di esercitare ruoli direttivi di persone giuridiche e imprese. Il 71enne, già noto alle cronache per essere finito ai domiciliari nel 2017 sempre per bancarotta fraudolenta, ha ricoperto cariche amministrative in oltre 40 società commerciali. 

Il sequestro a carico dei due riguarda il mancato versamento dell'Iva per l'anno 2015. Per questo stesso motivo, nel 2017 Argenterio è stato destinatario della stessa misura per un importo di oltre un milione di euro.  

Pagamenti preferenziali ad aziende bresciane

Altri gravi condotte illecite degli amministratori si sarebbero verificate con i pagamenti preferenziali, durante il dissesto e prima dell’apertura della procedura fallimentare, a favore di società a loro stessi riconducibili, il tutto a danno dei lavoratori e dell'erario. Nello specifico, per l’ammissione al passivo, furono avanzate oltre 200 istanze per crediti da retribuzione e tfr. La società Yukti Srl - con sede a Brescia e operativa nell’attività di holding, assunzione di partecipazioni - titolare del 93 per cento delle quote della Qè, dichiarata fallita dal tribunale di Brescia nel novembre 2018 e amministrata dal giugno 2016 proprio da De Angelis che era subentrato a Argenterio, avrebbe ricevuto tra il 2015 e il 2016 il versamento di 76mila euro per un credito da finanziamento soci. Anche questa società fallita aveva accumulato debiti erariali per circa 2 milioni di euro. 

Altri pagamenti preferenziali sarebbero stati fatti alla Zenith Srl, dichiarata fallita nel gennaio 2019, per crediti di forniture di servizi per 337.961 euro. Questa società, già detentrice di una partecipazione societaria nella Yukti Srl, era amministrata dal figlio di Argenterio. Terza società beneficiaria di un pagamento preferenziale di 55.200 euro per la fornitura di servizi è la Wave Contact Srl, con sede a Brescia e operativa nell’attività di servizi di contact center. Dichiarata fallita dal tribunale di Brescia nel maggio 2017, era amministrata dagli stessi Argenterio e De Angelis. Il debito nei confronti della Wave Contanct era maturato nel 2016, anno in cui la Qè aveva cessato la propria attività. 

La complessa indagine, denominata 'Who is, ha dunque consentito di far luce su uno dei dissesti aziendali che più ha impattato sul tessuto economico-sociale del territorio etneo: il fallimento di una rilevante azienda locale gestita dagli amministratori indagati, negli ultimi anni di vita, in dispregio agli obblighi di legge, frodando lavoratori, enti assistenziali e previdenziali e non versando le imposte dovute.

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