Il Monte Netto e il nuovo Piano Territoriale: «Sviluppo e salvaguardia»

Manca il vaglio della Regione Lombardia ma il Piano Territoriale sembra già cosa fatta: spazio alla viticoltura, agli allevamenti e all'agri-turismo, via al recupero dell'eternit e alla futura dismissione della cava

Non sarà un impatto a futuro zero, perché l’impatto zero c’è già, anzi se la mettiamo così l’impatto è di certo negativo. Manca solo il vaglio definitivo della Regione Lombardia per il Piano Territoriale di Coordinamento del Parco regionale del Monte Netto, tra Capriano, Flero e Poncarale il parco agricolo che sfiora i 1500 ettari e comprende il Monte da cui prende il nome, e già nel suo statuto fondativo si impegna nella “tutela della biodiversità e degli elementi naturalistici di pregio”, nella “salvaguardia delle strutture morfologiche” e delle peculiarità che da esse derivano, “la tutela e la valorizzazione del paesaggio e dei beni storici”, oltre che alla promozione delle “attività agricole e vitivinicole di qualità”.

Ma cosa prevede il Piano Territoriale? Qualche novità ma niente di clamoroso, nell’ottica di preservare uno strumento efficace e per la massima tutela. “Il Parco è di natura agricola – racconta a BresciaToday il presidente Paolo Castellini – quindi chiaramente il Piano deve contemperare le esigenze di tutela con le opportunità della vocazione agricola, è scritto anche nelle finalità della legge istitutiva. Nella zona del Monte la coltura vitivinicola è una tradizione ormai consolidata nel tempo, abbiamo dunque inserito nel Piano una norma che pone dei limiti alla costruzione di nuovi edifici, solo con 5 ettari di terreno e solo se questo terreno sarà vitato all’80%”.

Sviluppo e salvaguardia, un binomio non sempre naturale: “Il Piano prevede alcune limitazioni, il recupero e la ristrutturazione degli edifici esistenti sarà subordinato ai particolari piani di recupero comunali, con il cambio di destinazione d’uso solo per quegli edifici che ad oggi hanno un valore architettonico e ambientale. In caso di residenza agricola invece si potrà avviare la trasformazione, ma solo per la realizzazione di attività ricettiva e ad uso pubblico. A cui si aggiungono i piani di settore, per alcuni temi specifici come la disciplina di recupero delle cascine storiche, in cui i margini di manovra del privato sono ancora più dettagliati”.

Da non sottovalutare la possibilità di realizzare nuovi maneggi a fianco della struttura già esistente, e precedentemente autorizzata, anche “per rilanciare la gita a cavallo come forma alternativa di visita al Parco”. Oltre alla possibilità di installare pannelli fotovoltaici in atto della bonifica dei complessi che ancora presentano coperture in eternit: “Chiaro che il PTC non può risolvere tutti i problemi, e non ha il potere di imporre soluzioni. Ma se pensiamo alla norma nazionale che scade nel 2016 siamo convinti che il Piano possa stimolare questo tipo di bonifica anche in anticipo. Se tu vuoi recuperare allora puoi bonificare, nel momento in cui il privato mette mano alla questione allora noi sì che possiamo reclamare l’intervento. Ma l’installazione del fotovoltaico è prevista solo se il consumo energetico vada al di là del precedente fabbisogno energetico del fabbricato, con tanto di studio di rilevanza paesaggistica”.

C’è pure l’area dell’ex discarica della raffineria Capra, su cui però sono attive le norme di messa in sicurezza già previste dal Comune di Capriano e dagli enti predisposti, ARPA e ISPRA, perché “bisogna sempre distinguere le competenze degli enti sulle diverse materie”, e per l’adiacente cava di argilla si prevede “un piano di settore ad hoc”, che potrebbe addirittura impedire il rinnovo dell’attività di escavazione, e un particolare iter di recupero, anche se, e questo si sa, “i Piani Cave la vincono sempre sui Piani Territoriali”. Continuerà intanto la gamma degli allevamenti zootecnici dell’area più pianeggiante, gli allevamenti sono ammessi ma la loro espansione volumetrica sarà effettiva solo “per eventuale adeguamento a norme sanitarie, comunitarie e sovra-ordinate”.

A fianco degli allevamenti di più grande dimensione anche “allevamenti a carattere familiare, ricavabili dagli edifici già esistenti”, con pochi capi e il cui uso “rimane in capo al privato”, quindi se il piccolo allevatore vuole potrebbe anche in ugual modo immaginare di farne un’area didattica, o per l’autosostentamento. Un Parco che non finisce qui, e che accompagna visitatori e territorio con una ricca serie di eventi, per la fine della stagione e per l’avvio di quella nuova: il prossimo è per il 15 settembre, una bella biciclettata con partenza a Capriano proprio nel mezzo della Festa dell’Uva, poi una piccola sorpresa, tutta da scoprire, per la fine di ottobre.

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