Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Panama Papers, tremano i potenti della terra: “Coinvolti clienti UBI”

Sono dodici i leader o gli ex leader di diversi Paesi direttamente citati nell'inchiesta sui "Panama Papers", il mare di documenti pubblicato dal Consorzio internazionale di giornalismo investigativo sulla base di 2,6 terabyte di dati consegnati da una fonte interna allo studio legale di Panama "Mossack Fonseca" sull'utilizzo dei paradisi fiscali. Molti di più i parenti o i più stretti collaboratori. Come nel caso di Putin e del suo fidato amico violoncellista Sergei Roldugin, azionista della Bank Rossiya di San Pietroburgo. O del padre dell'attuale premier britannico David Cameron, per poi arrivare alla famiglia del leader cinese Xi Jinping. Sarebbero inoltre coinvolti anche diversi italiani, ai quali sarebbero riconducibili 40 sigle offshore di Ubi Banca (maxi sede in via Cefalonia a Brescia), istituto nato dalla fusione fra la bresciana Banca Lombarda e la bergamasca Banche Popolari Unite. La direzione però nega ogni coinvolgimento nei paradisi fiscali incriminati, Panama e alle Seychelles, attraverso la filiale lussemburghese: “Non abbiamo società controllate in quei paesi”.

COSA SONO I PANAMA PAPERS - Diversi grandi giornali internazionali hanno pubblicato i risultati di una lunga inchiesta giornalistica nata dalla diffusione di un’enorme quantità di documenti riservati che mostrano il funzionamento di una delle più importanti società del mondo che si occupa di creazione e gestione di società off shore in Paesi considerati “paradisi fiscali”, la Mossack Fonseca. I documenti riguardano le attività di migliaia di società, alcune controllate da politici, capi di Stato e banche di tutto il mondo. Nella lista che ha svelato una maxi ragnatela per evadere il fisco e scoperchiato uno scandalo finanziario di proporzioni enormi (undici milioni i documenti trafugati sulle fortune offshore di almeno 140 vip e potenti del mondo), compaiono anche il re Salman dell'Arabia Saudita, il presidente ucraino Petro Poroshenko, il premier islandese Sigmundur Gunnlaugsson e il presidente argentino Mauricio Macri.

DUE MODI DI VEDERE IL MONDO - Un'indagine che è "un crimine" e un "attacco" contro Panama, ha subito commentato alla France Presse il capo dello studio legale Mossack Fonseca, gruppo che si occupa di creare e gestire per conto dei suoi clienti società in paradisi fiscali, da cui un informatore ha fatto uscire i documenti top secret riguardanti i conti di leader politici e personalità di primo piano. "Ci sono due modi di vedere il mondo: il primo è quello di essere competitivi, il secondo quello di creare imposte", ha aggiunto, sostenendo che "c'è una guerra tra i Paesi aperti, come Panama, e i Paesi che tassano sempre più le loro aziende e i loro cittadini".

I "CLIENTI" ITALIANI - "Circa un migliaio di clienti provenienti dal nostro Paese - si legge nell'articolo che compare sul sito de l'Espresso - sono citati, a vario titolo, nei documenti che il settimanale ha consultato. Imprenditori, professionisti, volti noti dello spettacolo, ma anche moltissimi personaggi sconosciuti alle cronache sono approdati a Panama per mettere al sicuro il patrimonio di famiglia. Nei prossimi giorni, una volta completate le nostre verifiche, daremo conto di questi affari offshore".

I NOMI ECCELLENTI - Nelle carte dello scandalo figurerebbero anche il calciatore Lionel Messi, l'ex fuoriclasse della Juve e dirigente attualmente sospeso della Uefa Michel Platini, l'attore cinese Jackie Chan, il re del Marocco Mohamed VI, e quello dell'Arabia Saudita Salman: questi ultimi furono aiutati da Mossack Fonseca nell'acquisizione di yacht di lusso. Tra i nomi eccellenti anche quello del padre del primo ministro britannico David Cameron, morto nel 2010, e dirigenti sportivi sudamericani già comparsi nello scandalo Fifa, come l'ex vicepresidente del calcio mondiale Eugenio Figueredo e suo figlio Hugo, oltre all'uruguaiano Juan Pedro Damiani, del comitato etico della stessa Fifa.

MONTEZEMOLO SMENTISCE - Dopo la pubblicazione del dossier, lo staff di Luca Cordero di Montezemolo smentisce qualsiasi coinvolgimento mentre il presidente panamense, Juan Carlos Varela, dichiara: "Le rivelazioni non devono sminuire la tolleranza zero del governo rispetto a qualsiasi attività illecita nell'industria finanziaria di Panama".
 

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