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Cronaca Palazzolo sull'Oglio

Bancarotta e maxi frode fiscale: 3 arresti, sequestrati 162 milioni di euro

Il denaro sottratto all’erario finiva su conti correnti in Croazia, poi rientrava in Italia con auto cariche di contanti.

Un collaudato meccanismo per frodare il fisco e accumulare sempre più denaro - si parla di oltre 160 milioni di euro - su conti correnti esteri, aperti soprattutto in Croazia. Soldi che poi rientravano nel nostro paese in contanti, trasportati in auto dai cosiddetti ‘spalloni’. Uno dei veicoli imbottitoi di contanti è stato fermato proprio nella nostra provincia, a Palazzolo sull’Oglio. Era il 14 gennaio del 2017: nel vano motore di una macchina erano stati scovati ben 770 mila euro in banconote, provento dell’attività di riciclaggio, durante un blitz dei carabinieri e della guardia di finanza. Sei le persone nel mirino degli inquirenti, di cui una venne arrestata perché trovata in possesso di due pistole con matricola abrasa. 

L’indagine, condotta dalla Procura di Milano a partire dal 2016, ha nel mirino il settore dell’edilizia: si è conclusa nelle scorse ore con il sequestro preventivo di 162 milioni e 750mila euro a carico di 22 persone di cui una finita in in carcere, due ai domiciliari e quattro destinatarie di obbligo di dimora.  Le misure disposte dal gip sono state eseguite nella mattinata di giovedì 9 febbraio insieme a ben 45 perquisizioni. I blitz sono stati seguiti dai carabinieri del gruppo tutela lavoro e dai colleghi della guardia di finanza di Milano. I 22 indagati sono accusati (a vario titolo) di associazione per delinquere finalizzata alla indebita compensazione di crediti tributari e previdenziali inesistenti, commissione di reati fiscali, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio.

L’inchiesta è partita da un’ispezione condotta in un cantiere edile del pavese: sono state individuate una serie di società assistite tutte dallo stesso commercialista che, mensilmente, portavano in compensazione i contributi assicurativi e previdenziali relativi ai numerosi lavoratori, vantando dei crediti d'imposta inesistenti. Nello specifico, gli investigatori sono riusciti a ricostruire una indebita compensazione di debiti previdenziali e assistenziali per almeno 59 milioni di euro, con crediti Iva, Ires ed Irap inesistenti; reati fiscali per altri 58 milioni di euro (dichiarazione infedele, omessa presentazione della dichiarazione Iva, omesso versamento di ritenute e omesso versamento di Iva); una presunta bancarotta fraudolenta, con una distrazione complessiva di quasi 100 milioni di euro; un debito cumulato nei confronti del fisco per 173 milioni di euro. Infine altri 73 milioni di euro di denaro riciclato o autoriciclato dagli indagati.

Il meccanismo si basava su una serie di società fittizie: create ad hoc e intestate a prestanome. Erano prive di qualsiasi operatività nonostante risultassero assunte decine di lavoratori. Società fantasma che servivano per caricare la compensazione degli oneri fiscali, crediti impossibili da recuperare per l’Erario: al primo sentore di accertamento venivano infatti messe in liquidazione. I soldi accantonati - secondo gli inquirenti - venivano poi trasferiti su conti esteri, come detto soprattutto croati, poi prelevati in contanti dagli ‘spalloni’ e reintrodotti in Italia.
 

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