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Marina Vittoria Verzelletti © Bresciatoday.it

Marina Vittoria Verzelletti © Bresciatoday.it

Non riusciva a pagare le tasse, ora Equitalia vuole il triplo del debito

Poco più di un mese fa la donna ha ricevuto una cartella esattoriale da 17 mila euro e si è vista pignorare lo stipendio: "All'inizio ho pensato di farla finita"

La storia di Marina Vittoria Verzelleti è una tra le tante che si sentono e si vivono in questo periodo di crisi. Non tutti però riescono ad abbattere il muro della vergogna e a raccontare, come ha deciso di fare la palazzolese classe 1960: “ Bisogna trovare il coraggio di parlare e denunciare queste vicende, altrimenti non cambierà mai niente - spiega con fermezza Marina -.  Se ci si chiude in se stessi e ci si piange addosso, finisce che ci si butta giù da una finestra: su di te ci scrivono un trafiletto di giornale, ma dopo due giorni non ti ricorda più nessuno.”

Marina ha trovato nel figlio 24enne il coraggio di andare avanti e in se stessa la forza per ammettere i propri sbagli e denunciare la dolorosa situazione che sta fronteggiando. Un mese fa si è vista recapitare una cartella esattoriale da parte di Equitalia, che la intimava a versare 17 mila euro in 5 giorni. Una somma che la donna, separata e madre di tre figli, non sapeva dove trovare. Quando si è recata allo sportello dell'agenzia delle entrate ha scoperto che il suo debito era di ben 25 mila euro, perché tra il 2006 e il 2008 non era  riuscita a  pagare le imposte dovute (circa 8000 euro).

“Sapevo di dover pagare le tasse e fino ad allora le avevo sempre pagate, ma ho coscientemente lasciato il Cud nel cassetto perché non avevo abbastanza soldi - ammette Marina -. Mi ero appena separata: avevo tre figli da mantenere e l'affitto da pagare. In quel periodo avevo due lavori part-time come segretaria e il problema della tassazione riguardava l'accumulo. In sostanza avrei dovuto pagare 3mila euro in più, dato che passavo in una scaglione di reddito più alto. Non avevo quei soldi e poi ho perso uno dei due lavori, perché una delle ditte è fallita. Non dico che non bisogna pagare le tasse, però c'è modo e modo e questi sono tassi da usura: il debito è aumentato del 70%.”

La donna ha immediatamente chiesto una rateizzazione dell'importo dovuto: “Comunque, avrei dovuto pagare subito 11 mila euro, e io non ho tutti quei soldi”. Così, pochi giorni più tardi, si è vista chiamare dal titolare della ditta in cui lavora: voleva avvisarla che parte del suo stipendio (circa 800 euro mensili)  era stato pignorato.

“Ho provato tanta vergogna - racconta ancora -, ma il titolare ha capito la situazione e non mi ha fatto problemi. Fortunatamente i miei datori di lavoro sono sempre stati molto disponibili con me e mi hanno sempre dato una mano.”

Una batosta comunque durissima, da cui Marina non sapeva come risollevarsi: “Quando ho visto la cartella ho pensato anche di suicidarmi, ma poi mi sono confidata con mio figlio Francesco: è lui che mi ha dato la forza per andare avanti e che mi sta ancora aiutando. Però non è giusto che a 24 anni debba vivere questa situazione, sono io che mi devo continuamente appoggiare a lui, mentre dovrebbe essere il contrario. “

Marina rischia che le vengano pignorati anche l'auto e la casa di Cologne, in cui si è trasferita da poco con il figlio: “La casa è intestata a me per il 50%, ma il mutuo è interamente sulle spalle di Francesco: non voglio che sia lui a pagare.”

Ma non è più tempo per mollare: si è infatti rivolta a diverse associazioni per fare ricorso e accedere alla misura del sovraindebitamento, inserita nel decreto Salva Italia, ma le è stato subito chiesto di sborsare 2.500 euro in anticipo per le spese legali: “Non mi resta che rivolgermi ad un avvocato privato per provare ad accedere alla procedura del sovraindebitamento - conclude -. Una cosa è certa: non ho nessuna intenzione di arrendermi e di darla vinta ad Equitalia”. 

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