In centinaia per l’addio a Federico: "Sofferenza che mai potremo capire"

In centinaia a Padenghe e a Moniga per i funerali e la sepoltura del piccolo Federico Laudini, morto a soli due anni e mezzo per un tragico incidente, fuori dalla casa dei nonni

Non bastano le parole. I silenzi condivisi, le lacrime agli occhi. La paura di non potercela fare. Perché una storia così quasi non la si può raccontare. Ci hanno provato venerdì pomeriggio i parroci di Moniga e Padenghe, don Damiano e don Francesco. Chiamati a raccontare il dolore, “il dolore che non si può spiegare”, il dolore per la morte del piccolo Federico Laudini, la vittima innocente di un destino mai così beffardo.

Un’omelia senza messa: la Pasqua alle porte, il Venerdì Santo lo impone. Intanto sono arrivati a centinaia, hanno riempito la chiesa di Santa Maria Assunta, dentro e fuori. Gli amici e i parenti, i bambini e i ragazzi, le tute blu della Vighenzi. Insieme per stringersi forte alla famiglia di Federico, ai fratelli Margherita e Filippo, a papà Andrea e mamma Barbara.

Solo l’omelia spezza un silenzio surreale. “Una sofferenza che mai potremo capire, e che mai potremo comprendere. Rimane solo una domanda, così grande e pesante. Ci chiediamo perché, o Signore. Solo tu lo sai. Così come sai che di fronte a quanto accaduto qualcuno si arrabbierà, e forse non vorrà più avere a che fare con te. Uno dei tanti modi con cui noi reagiamo, quando ci troviamo di fronte a qualcosa che non sappiamo spiegare”.

Ma oltre al dolore qualcosa rimane: la speranza. “La dobbiamo cercare, chissà se la ritroveremo. Ti chiediamo di liberarci dal male, anche da questo male”. La vita non può finire qui, ripetono i parroci, “sappiamo che Federico risorgerà nella vita eterna, come tutti i defunti in Cristo”. La piccola salma, deposta in una piccola bara bianca, viene poi accompagnata al cimitero di Moniga, dove Federico è stato sepolto. Nelle tombe giardino che guardano dritte verso il lago.

Un soprano canta l’Ave Maria, mentre il fiume di folla arrivato da Desenzano e Padenghe, da Castiglione e ovviamente da Moniga circonda la famiglia, quando il prete dà le spalle alla chiesetta della Madonna della Neve. Ancora silenzio, e che pare eterno. Eterno come le parole che parlano di Federico, il bimbo che forse si sentiva già grande, perché i grandi li chiamava per cognome. Questo è Federico: “Un piccolo fiore, sbocciato e caduto in questa primavera, una primavera eterna”.

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