Parto difficile, muoiono il bimbo e la mamma: ginecologi sotto accusa

La storia di Rusi Slavov e della compagna Daniela: all’ospedale di Cremona per partorire, muoiono sia il bimbo che la madre. Da allora è una battaglia giudiziaria: il primario e due medici sono accusati di omicidio colposo

Foto di repertorio

L’accusa è pesantissima: “Avete fatto morire la mia donna”. Lo dice ancora sottovoce Rusi Slavov, noto liutaio di Cremona: la vicenda è giudiziaria, il prossimo 11 febbraio ci sarà il processo. Come riportato da La Provincia di Cremona, l’accusa è rivolta ad un primario e a due medici dell’ospedale Maggiore di Cremona. Dove appunto la moglie di Rusi, Daniela, sarebbe stata ricoverata il 30 dicembre del 2013: nel suo grembo portava il piccolo Cristian, morto. Ma è morta anche lei, meno di una settimana dopo.

Una storia intricata: da una parte Rusi e Daniela, dall’altra i medici del Maggiore. In tre sono già stati rinviati a giudizio: il primario di ginecologia Aldo Riccardi, i ginecologi Tazio Sacconi e Alberto Rigolli. Per l’accusa non si sarebbero accorti di una “sepsi batterica sfociata in shock settico irreversibile”. Insomma una pericolosissima infezione. Che i medici avrebbero scambiato per una comune depressione post-parto: ora sono indagati per omicidio colposo.

Un passo indietro è necessario. Daniela e Rusi erano già genitori di due figli, il terzo stava arrivando. I primi due sono nati all’ospedale di Gavardo: e proprio a Gavardo si sono presentati per la visita e per il parto, già programmati. Ma il cuore del piccolo Cristian non batteva più. Una speranza: il trasferimento d’urgenza al più attrezzato Civile di Brescia. E Rusi e Daniela partono in macchina.

La tensione è altissima, l’agitazione pure: Slavov sta guidando ma ‘perde’ l’uscita di Brescia, è costretto a tirare dritto e a raggiungere l’ospedale di Cremona. Daniela partorisce, Cristian non ce la fa. Ma la donna sta male: per i medici si tratterebbe di una forma di depressione. Scelgono allora di sottoporla a consulenze psichiatriche e neurologiche: per l’accusa avrebbero omesso la “necessaria ripetizione” degli esami di emocromo e PCR.

La PCR, Proteina C-reattiva: una proteina rilevabile nel sangue e prodotta dal fegato, fa parte delle cosiddette “proteine di fase acuta”, un gruppo di proteine sintetizzate durante uno stato infiammatorio. Per l’avvocato di Rusi Slavov, scrive ancora La Provincia, “i valori della PCR si alteravano sempre di più”, una chiara indicazione di “una sepsi in atto”.

Il pubblico ministero Fabio Saponara sembra non avere dubbi: sono due le pagine d’imputazione per omicidio colposo contestate ai medici e al primario. Avrebbero lasciato la donna in una condizione di “oggettivo difetto di assistenza”, non avrebbero dato ‘ascolto’ “allo stato di astenia e dolori diffusi”, sintomi che fanno parte “del corredo sintomatologico della sepsi”. Omettendo poi la ripetizione degli esami di emocromo e PCR, “già significativamente alti il giorno precedente”.

Il sospetto di sepsi insomma non avrebbe ricevuto “la dovuta attenzione che le condizioni della paziente richiedevano”. Il resto purtroppo è storia amara: Daniela peggiora, il 5 gennaio del 2014 viene trasferita in Rianimazione. Il giorno seguente è in Terapia Intensiva: nel pomeriggio, alle 14.57 esatte, Daniela muore. E da allora Rusi Slavov è senza pace.

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