Maxi-evasione fiscale da 300 milioni di euro: condannati imprenditori e commercialisti

Le prime condanne per l'operazione Cerbero, una maxi-evasione fiscale da 300 milioni di euro, con sequestri fino a 100 milioni: coinvolti imprenditori e commercialisti

Foto d'archivio

Sono stati tutti condannati, o quasi, gli imprenditori e i professionisti considerati responsabili, a vario titolo, della maxi-evasione fiscale (da 300 milioni di euro) smascherata esattamente due anni fa dalla Guardia di Finanza, tenenze di Manerbio e Pisogne, nell'ambito dell'operazione “Cerbero”: un giro di acquisti senza Iva e rivendite sottocosto di materiale plastico, con 23 aziende e società coinvolte, italiane e straniere.

Le sentenze

Quasi tutti bresciani invece gli imprenditori coinvolti e finiti a processo: tra questi anche Angelo Emanuele Costa, Sandro Monteleone e Paolo Accurso, considerati dagli inquirenti come la “mente” dell'intricata organizzazione dedita all'evasione di Iva e imponibile. Martedì a Brescia Costa è stato condannato a 9 anni e 5 mesi, Monteleone a 8 anni e 6 mesi, Accurso a 5 anni e 4 mesi.

Le varie sentenze firmate dal giudice coinvolgono anche Antonio Bonazzi, considerato un prestanome ma comunque condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione, e i commercialisti (di origini pugliesi) Giovanni Montanaro, condannato a 3 anni, e il figlio Felice Montanaro, condannato a 1 anno. E' stata invece assolta da ogni accusa Patrizia Bilacchi, che faceva la segretaria.

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L'operazione Cerbero

L'operazione “Cerbero” fece parecchio rumore: all'epoca vennero sequestrati beni per 100 milioni di euro, tra ville e case di lusso, automobili, orologi e gioielli, investimenti bancari. I quattro imprenditori sono stati condannati per associazione per delinquere, i due commercialisti per favoreggiamento. Un sistema complesso e purtroppo efficace: in pochi anni, come detto, erano riusciti a evadere circa 300 milioni.

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