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Traffico di cocaina, affari per oltre 1 milioni di euro: 10 arresti nel Bresciano

La maxi operazione dei carabinieri

Trentadue arresti, dieci dei quali nel Bresciano, il sequestro di 1 kg di cocaina (che si va ad aggiungere ai 23 sequestrati nel corso delle indagini) e di 1,6 etti di hashish; e, oltre alla droga, 32mila euro in contati e un orologio dal valore di 20mila euro. È questo il bilancio dell’operazione "Aquila bianca" portata a termine alle prime luci dell’alba di mercoledì 28 settembre dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Trento. 

Nata dagli sviluppi dell’operazione "Maestro" del 2020 che portò all’arresto di tre persone, "Aquila bianca" ha messo in mostra l’aspetto transnazionale di un commercio di stupefacenti che, partendo dall’Olanda e dal Belgio, attraverso il Brennero arrivava nelle piazze di spaccio trentine (Trento, Rovereto, Cles e Riva del Garda) e del Nord Italia.

A delinearne i contorni il maggiore Piermarco Borettaz: "La droga veniva trasportata con autovetture con doppi fondi. I panetti di stupefacenti erano ricoperti da una sostanza profumata tipo mentolo per evitare che potesse essere fiutata dai cani antidroga. La componente trentina del traffico era fondamentale per lo stoccaggio, soprattutto in abitazioni private spesso affittate per brevi periodi, lo smistamento e lo spaccio nelle piazze".

Che si trattasse di un’operazione di grosso calibro lo si era capito sin dall’alba, quando gli elicotteri dei carabinieri hanno iniziato a sorvolare sulla città. Oltre ad essi, sono stati impiegati anche i cani antidroga: l’operazione ha coinvolto diverse province, tra cui quelle di Brescia, Vicenza, Mantova, Prato e Bari.

Più di cento pedinamenti, giorni e giorni di attività di osservazione e controllo, quasi cinquemila ore di intercettazioni telefoniche, l’impiego di ben 130 carabinieri per scoprire e smantellare le due organizzazioni criminali e interrompere un giro d’affari di oltre un milione di euro. Da un lato il sodalizio composto da albanesi stabilitisi in provincia di Trento, che riforniva di eroina, cocaina, hashish e marijuana i pusher della zona, con gli stupefacenti fatti arrivare su auto e treni da Milano e dalla Campania. Dall’altro, la banda di nordafricani specializzati nel traffico internazionale di cocaina, che veniva importata dal Belgio e dall’Olanda per approvvigionare i mercati dell'Alto Garda e del Basso Sarca.

A capo del commercio di cocaina nel Bresciano c'era un magrebino di casa a Sant'Eufemia, che – stando a quanto stabilito dagli investigatori – avrebbe venduto migliaia di dosi sul mercato cittadino e provinciale, con il supporto di corrieri e piccoli pusher. L'inchiesta ha coinvolto anche Castenedolo, dove, lo scorso novembre, sono stati trovati 16 kg di 'coca' nell'officina di un meccanico, nascosti in un'auto in riparazione. Per i carabinieri, il titolare avrebbe fatto da custode all'ingente quantitativo di stupefacente. Da quell'officina si è poi risaliti a una fitta rete di spaccio "all'ingrosso", che coinvolgeva gran parte della provincia, in principal modo Brescia e hinterland, la Franciacorta e il lago di Garda.

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