Gip: in Visani una «lucida, premeditata ed estrema violenza»

Il Gip Enrico Ceravone, nel motivare la custodia cautelare a carico di Visani, parla di un'inclinazione alla reiterazione di possibili azioni violente dedotta dalla «propensione a condotte minacciose» e «all'uso delle armi»

Nel motivare l'ordinanza di custodia cautelare a carico del presunto killer Simone Visani, il gip Enrico Ceravone parla di un omicidio avvenuto con «un unico colpo di pistola a tamburo di notevole potenzialità offensiva, da una distanza non minimale e ciò nonostante piazzato con precisione»;  modalità – sempre a detta del Gip – che «svela di per sè l'intento omicidiario diretto, ma dimostra anche una particolare padronanza dell'arma, propria di una persona allenata all'uso.

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L'aggressione portata alle spalle in prossimità di un luogo dove poco dopo le 2 avrebbe dovuto trovarsi la vittima, in maniera tale da eliminare la possibilità di difesa da parte di quest'ultima, esclude che l'episodio sia casuale.
La rottura del preesistente rapporto di amicizia, gli screzi crescenti, l'isolamento di Visani nell'abituale ambito amicale, la disistima in ambito lavorativo - a differenza della stima goduta da Peroni, da poco beneficiario di un aumento di stipendio - e la derisione da parte dell'amico, delineano un movente omicidiario che, seppur assolutamente sproporzionato secondo i normali parametri di valutazione, appare plausibile alla luce delle peculiarità caratteriali dell'indagato».

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Il giudice, nella ricostruzione dell’omicidio, individua nel modus operandi dell’assassino una «lucida, premeditata ed estrema violenza» e, in Visani, la «propensione a condotte minacciose, l'inclinazione all'uso delle armi, la sproporzione tra l'omicidio e i motivi scatenanti», che renderebbero chiaro come si sia di fronte a «una personalità altamente incline alla reiterazione di analoghe condotte criminose, in particolare reati contro la persona e con l'uso delle armi». Motivo, quest’ultimo, che ha reso necessario esigenze cautelari «in massimo grado» e la carcerazione a Canton Mombello dove, per tre notti consecutive, Simone Visani è rimasto in silenzio, senza opporre a quella dei giudici la sua ricostruzione dei fatti.
 

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