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Martedì, 5 Luglio 2022
Cronaca Urago Mella

"Ha bruciato viva la giovane moglie": condannato al carcere a vita

Ergastolo per Abderrahim Senbel: per la corte d'appello ha bruciato viva la moglie Mina Safine

Avvolta dalle fiamme, ma ancora viva: così, nella notte del 20 settembre del 2020, i soccorritori avevano trovato Mina Safine nella casa di Urago Mella dove abitava con il marito Abderrahim Senbel. La 45enne di origine marocchina, come il consorte, era morta dopo una settimana di agonia trascorsa in un letto dell'ospedale di Genova. Il marito 55enne - che aveva chiesto aiuto ai passanti e riportato pure lui alcune ustioni - era stato arrestato due giorni più tardi e accusato di tentato omicidio e, dopo la morte della 45enne, di omicidio volontario. Dal carcere milanese di Opera, come alla sbarra degli imputati, si era sempre difeso, rigettando le accuse.

"Ha fatto tutto da sola, si è suicidata"

"Ha fatto tutto da sola, si è suicidata", questa era da due anni la versione dei fatti di Senbel. Una ricostruzione della vicenda che il pm Caty Bressanelli ha tentato di demolire in aula, durante il processo di primo grado, riuscendoci. La corte d'assise di Brescia, presieduta da Roberto Spanò, ha infatti accolto le richieste dell'accusa, condannando il 55enne all'ergastolo.

"Mio marito mi ha bruciata"

Per la procura non c'erano infatti dubbi sul fatto che la donna non si fosse data fuoco da sola. Proprio in una telefonata shock al numero unico per le emergenze, la 45enne avrebbe affermato: "mio marito mi ha bruciata". Durante la requisitoria, il pm ha anche sottolineato come la vittima non avesse mai manifestato propositi suicidi. La circostanza sarebbe stata confermata sia dagli esiti dell'autopsia, sia da ulteriori perizie e approfondimenti medico-legali, che non avrebbero trovato nessun riscontro all'ipotesi di autolesionismo, sostenuta da Senbel.  Per l'accusa quest'ultimo le aveva versato l'alcol tra il petto e la testa, dandole fuoco: la donna aveva riportato ustioni su oltre il 90% del corpo, ma anche lui era stato costretto a un ricovero in ospedale per ferite alle mani e alle braccia. La povera Mina Safine sarebbe rimasta avvolta dalle fiamme per più di mezzo minuto.

La sentenza

Per la difesa invece il 55enne non aveva fatto altro che assistere impotente alla drammatica scena e sarebbe stato il primo a chiedere aiuto ai passanti, ed avrebbe abbracciato la moglie nel disperato tentativo di salvarla, riportando così le ustioni. Per questo il legale di Senbel, Luigi Daniele Fariello, aveva chiesto l'assoluzione del suo assistito. Ma la tesi del suicidio non ha retto in aula e non ha convinto la corte, che ha condannato il 55enne al carcere a vita.
 

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