Mistero sul brutale omicidio: la vittima colpita più volte quando era già a terra

Non si snoda la matassa sull'omicidio di Mario Piozzi, il 59enne di Quinzano d'Oglio ucciso a sprangate all'ingresso del suo locale di Legnago

I rilievi della Scientifica e, in alto a sinistra, la vittima Mario Piozzi

Proseguono senza sosta le indagini dei carabinieri sul brutale omicidio di Mario Piozzi, il 59enne originario di Quinzano d'Oglio ma da quattro anni residente a Legnago, in provincia di Verona, dove gestiva la sala slot “Qui Gioco”, in pieno centro al paese. Cosa è successo veramente quella sera? Chi c'era alla porta di Piozzi? E perché l'ha ucciso con tanta violenza? Sono solo alcune delle tante, tantissime domande a cui gli inquirenti cercano di dare una risposta.

In questi giorni si è scatenata una vera “caccia all'uomo”, per cercare di individuare e rintracciare l'assassino. Le telecamere purtroppo non aiutano: l'aggressore aveva il volto coperto, quindi irriconoscibile, e portava dei guanti alla mani, insomma non ha lasciato impronte. Anche se proseguono anche gli accertamenti degli uomini del Sis, la Sezione investigazioni scientifiche dell'Arma.

Piozzi conosceva il suo assassino?

Un'ipotesi fa capolino tra i taccuini e i fascicoli dell'indagine: forse Mario Piozzi conosceva il suo assassino. Questo spiegherebbe il perché gli avrebbe aperto la porta, senza troppi indugi: il locale era già chiuso da un paio d'ore, Piozzi ha accolto il suo omicidio dalla porta sul retro, quella che portava nella sua piccola abitazione, ricavata appunto alle spalle della sala slot.

Sono bastati pochi attimi affinché si consumasse la tragedia. Piozzi sarebbe stato ucciso tra le 21.40 e le 21.50: colpito alla testa da una spranga in ferro, e poi colpito ancora e ancora quando era già a terra, in un bagno di sangue. Il killer è poi fuggito con circa 2.900 euro in contanti, tutto l'incasso del locale.

Interrogata anche la sua socia in affari

Nessuno tra i vicini di casa si sarebbe accorto di nulla. Ma gli inquirenti stanno vagliando ogni possibile pista. Anche indagando sul passato di Piozzi, su cui però non ci sarebbero ombre. Forse il suo assassino è qualcuno che ha perso tutto al gioco, e voleva vendicarsi. Ma perché tanta rabbia, tanta crudeltà?

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Piozzi è cresciuto a Quinzano, nella Bassa, insieme ai genitori e al fratello. Una famiglia molto conosciuta in paese, allevatori e agricoltori da più generazioni. Dopo aver gestito un bar a Quinzano, Piozzi si è trasferito sul Garda, dove ha gestito un paio di locali, a Desenzano e sulla sponda veronese. Da qualche tempo era a Legnago: il locale lo gestiva insieme a una socia, una 41enne che è già stata interrogata dai carabinieri. Proprio il figlio della donna avrebbe trovato per primo il corpo senza vita, martoriato, di Mario Piozzi.

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