Uccide la moglie a coltellate, assolto perché incapace di intendere e di volere

La pubblica accusa aveva chiesto l'ergastolo per Antonio Gozzini: il tribunale l'ha invece assolto perché incapace di intendere e di volere

Cristina Maioli e Antonio Gozzini

E' passato poco più di un anno da quella terribile notte, tra il 3 e il 4 ottobre 2019: è la notte in cui Antonio Gozzini, 80 anni, uccise la moglie Cristina Maioli mentre dormiva, prima colpendola con un mattarello e poi accoltellandola alla gola e alle gambe. L'uomo rimase a vegliare il corpo per più di 24 ore, prima di avvisare la domestica: “Cristina è morta. E presto morirò anch'io”.

A un anno e pochi mesi di distanza è arrivata la sentenza della Corte d'Appello, e che farà discutere: Gozzini è stato assolto dall'accusa di omicidio volontario perché giudicato incapace di intendere e di volere. Per i giudici quello fu un vero e proprio raptus, scatenato da un “delirio di gelosia” che non l'avrebbe reso capace di comprendere quello che stava facendo.

Il trasferimento in una Rems

Salvo ulteriori ribaltoni in Cassazione, che ricordiamo è l'ultimo grado di giudizio, Gozzini – attualmente in carcere – potrebbe passare il resto dei suoi giorni in un ospedale psichiatrico. Nello specifico in una Rems, una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, di fatto le strutture che da pochi anni hanno sostituito gli Opg, e che oggi accolgono gli autori di reati affetti da disturbi mentali e considerati socialmente pericolosi.

L'accusa aveva chiesto l'ergastolo

La pubblica accusa aveva chiesto invece l'ergastolo per il brutale omicidio di Via Lombroso, dove la coppia abitava da tanti anni. Insegnante in pensione, pare che Gozzini da tempo soffrisse di depressione: la moglie Cristina Maioli, 62 anni, invece ancora lavorava all'Itis Castelli. Avrebbe voluto ricoverarlo, o per lo meno farlo curare. Lui non avrebbe accettato né questa soluzione né le uscite (periodiche) della moglie, con amici e altro. Covando una folle gelosia culminata in tragedia.

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