“Lei lo teneva fermo, mentre lui lo massacrava a coltellate”

Sono state rese note le motivazioni della doppia sentenze che in autunno ha condannato a 33 anni di carcere i due fidanzati Giulia Taesi e Manuel Rossi, rei di aver ucciso nel 2015 il tunisino Riad Belkhala

Foto di repertorio

Non è stata Giulia Taesi a sferrare le oltre 80 coltellate che nell'aprile del 2015 hanno ucciso il tunisino Riad Belkhala nelle campagne di Zocco di Erbusco: la giovane era seduta dietro di lui, sul Mercedes scuro di proprietà dell'uomo che verrà ucciso, e a lei sarebbe toccato il compito di tenerlo fermo, di non farlo reagire o scappare via. A sferrare i colpi letali sarebbe stato il fidanzato Manuel Rossi, già condannato a 17 anni.

Sono queste le motivazioni della sentenza rese note dalla Corte d'Assise di Brescia, che lo scorso autunno aveva infatti condannato sia Manuel che la fidanzata Giulia, quest'ultima a 16 anni di reclusione. Il primo era stato giudicato con rito abbreviato, la ragazza invece è stata processata in dibattimento.

Le motivazioni ribaltano un po' quanto si è detto e scritto in questi (quasi) due anni, smentendo in particolare le dichiarazioni di Rossi, che a quanto pare pur di difendere ad ogni costo la sua amata era disposto a prendersi in toto la responsabilità dell'accaduto.

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