Cronaca Via Valsaviore

Omicidio Brescia: le prime crepe nella versione del killer

L'esito dell'interrogatorio andato in scena mercoledì mattina a Canton Mombello: Muhammed Adnan ripete il movente meramente concorrenziale, il complice invece cambia idea. “Non sapevo cosa avrebbe voluto fare”

Il fucile utilizzato dai killer - Foto (C) BresciaToday.it

Non convince ancora gli inquirenti la versione dei fatti che Muhammad Adnan avrebbe ripetuto nel corso dell'interrogatorio andato in scena mercoledì mattina in carcere a Canton Mombello. Quello che viene considerato l'esecutore materiale nonché il mandante dell'omicidio avrebbe ribadito la volontà di uccidere Frank e Giovanna solo ed esclusivamente per motivi di concorrenza commerciale, “perché guadagnavano più di me”.

Insieme a lui anche il complice Sarbijt Singh, ma che per la prima volta avrebbe fornito una versione diversa dei fatti. Non sarebbe stato pagato 1000 euro, non gliene sarebbero stati promessi 10mila: secondo quanto riferito agli investigatori avrebbe ricevuto 500 euro in contanti “ma non sapevo cosa avremmo dovuto fare”.

Non appena Adnad ha poi tirato fuori il fucile – acquistato da una terza persona, le indagini proseguono – Singh avrebbe addirittura cercato di fermarlo, gridandogli di non sparare. Non si esclude che il complice stia semplicemente 'ammorbidendo' la sua posizione in vista del processo che verrà.


Anche la pista dell'usura rimane all'ordine del giorno, dopo che tra case di familiari e di dipendenti, ma pure in negozio, sono stati recuperati circa 800mila euro in contanti, tutti riferibili a Francesco Seramondi, il pizzaiolo freddato insieme alla moglie quando ancora si trovava nella sua bottega di Via Valsaviore.

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