Il killer ai giudici: "Frank e il suo pizzaiolo i capibanda dello spaccio"

Il Gip Giovanni Pagliuca ha convalidato il fermo dei due assassini di Frank e Giovanna Seramondi: Muhammad Adnan e Sarbjit Singh. "Personalità prive del minimo senso di civiltà e di clamorosa pericolosità" scrive il giudice nell'ordinanza. Nel mirino della Squadra mobile e della Finanza gli assegni mai incassati dal pizzaiolo bresciano

Brescia - Non ci sono dubbi:  Muhammad Adnan progettava l'assassinio di Frank da molti mesi, almeno dal novembre del 2014. A dirlo, davanti al Gip Giovanni Pagliuca, che ha convalidato il fermo dei due killer, lo stesso pakistano.  A non essere premeditato, invece, era l'omicidio di Giovanna Ferrari: «Non volevo uccidere la moglie, è stata una fatalità, non mi aspettavo di trovarmela davanti» ha raccontato Adnan. 

Adnan ribadisce anche il movente del delitto. Il pakistano covava una rabbia cieca verso Frank perché il locale del bresciano vendeva molto di più e perché, ha raccontato l'assassino, Seramondi dirottava lo spaccio verso la sua attività. Non solo. Il killer ha mosso delle pesanti accuse nei confronti della vittima: "Frank e il suo braccio destro Arben Corri gestivano lo spaccio" ha affermato il killer davanti al giudice. Un'affermazione che non trova riscontri e sulla quale gli investigatori sono scettici.  

Proprio sull'agguato teso il primo luglio al dipendente di Frank Arben Corri le versioni dei due killer contrastano: l'indiano dice di non avervi preso parte; mentre Adnan sostiene che sia stato proprio il suo complice a sparare. Per i giudici la versione dei fatti fornita da Singh risulta poco credibile e il tentativo di togliersi ogni responsabilità inutile. A dire che anche l'indiano fosse presente sull'Alfa Romeo che ha tagliato la strada ad Arben Corri  sono le tracce lasciate dal telefono dell'indiano. Il cellulare di Singh era agganciato alla stessa cella alla quale si era agganciato poco prima quello del pakistano.  Sulla ragione della sparatoria fa luce Adnan: "Volevo richiamare l'attenzione della polizia sulla zona". 

Per nulla credibile, secondo il Gip, anche ciò che Singh ha raccontato riguardo al duplice omicidio. L'indiano, che lavorava in nero nella pizzeria del killer pakistano, ha raccontato di non sapere dove fosse diretto la mattina dell'omicidio. Il giudice scrive che  Singh era a conoscenza delle intenzioni di Adnan, dal quale aveva ricevuto già 500 euro dei 5000 promessi per fargli da complice. 

Nell'ordinanza nel Gip non si parla del movente, ma in tale direzione si stanno muovendo la Squadra Mobile e la Guardia di Finanza che stanno vagliando i conti della famiglia Seramondi per capire se dietro all'omicidio ci siano ragioni diverse da quelle che il pakistano continua a ribadire.

A porre nuovi quesiti agli inquirenti è  il ritrovamento di alcuni assegni bancari relativi alla cessione del negozio Dolce & Salato da parte di Francesco Seramondi ad un pakistano, che poi l’aveva rivenduto al connazionale diventato assassino. Assegni inspiegabilmente mai incassati da Frank e ritrovati nei faldoni contabili delle vittime. 

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