Nuovo Vescovo di Milano, spunta per la successione il Mons. Luciano Monari

Sono ormai alla stretta finale i tempi per la nomina del successore di Dionigi Tettamanzi alla guida dell'arcidiocesi di Milano. Spuntano nuovi nomi tra cui quello del Vescovo di Brescia, Mons. Monari

Sono ormai alla stretta finale i tempi per la nomina, da parte di Benedetto XVI, del successore di Dionigi Tettamanzi alla guida dell'arcidiocesi di Milano. E in concomitanza con alcuni passaggi ritenuti propedeutici alla decisione del Papa - quali la riunione della Congregazione vaticana dei Vescovi e anche l'assemblea generale della Cei in programma la prossima settimana - spuntano nuovi nomi che potrebbero far superare l'impasse in cui si trova la pratica dopo che per mesi si è parlato del testa a testa tra due papabili come i cardinali Gianfranco Ravasi e Angelo Scola.

Negli ultimi tempi, infatti, negli ambienti meneghini e non solo, si è fatto strada il nome di un vero e proprio outsider, quello di monsignor Erminio De Scalzi, attuale vescovo ausiliare di Milano, dal 1997 abate della basilica di Sant'Ambrogio, la chiesa più rappresentativa di Milano dopo il Duomo, e vicario dello stesso Tettamanzi per la zona pastorale I (Milano Città). Mons. de Scalzi è anche delegato per i prossimi grandi eventi diocesani e cittadini, come il Convegno Mondiale delle Famiglie (2012), l'anniversario dell'Editto di Costantino (2013), la stessa Expò di Milano (2015). Il 12 settembre del 2009 fu lui a celebrare il funerale di Stato di Mike Bongiorno. La sua candidatura, particolarmente caldeggiata in certi ambiti milanesi, sia per le qualità personali che per la conoscenza della città e della diocesi, riflette l'ipotesi di una possibile scelta "interna" da parte di Ratzinger, e non si può escludere che il nome dell'abate di Sant'Ambrogio sia stato fatto nel recente colloquio avuto dall'arcivescovo uscente con Benedetto XVI il 30 aprile scorso a Castel Gandolfo, alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II.

A giocare contro De Scalzi, come già contro altri candidati, potrebbe essere comunque l'età: il vescovo ausiliare ha infatti già quasi 71 anni, essendo nato a Saronno il 6 settembre del 1940, e la sua nomina prefigurerebbe un mandato di cinque anni o poco più, in contrasto con la richiesta del clero ambrosiano di un incarico più duraturo, con una stabilità almeno decennale. La nomina del successore del card. Tettamanzi, che dovrebbe arrivare entro giugno, è comunque più che mai nelle mani del Papa, dopo che le consultazioni svolte tra i vescovi dallo scorso febbraio dal nunzio in Italia mons. Bertello non hanno portato alla presentazione della classica "terna" di nomi. Intanto, se la candidatura di Ravasi, attuale "ministro" vaticano della Cultura, sembra tramontare, resta sempre forte quella del patriarca di Venezia Angelo Scola, che sarebbe molto ben visto a Milano dalla potente "lobby" ciellina, ma anch'egli ormai 70/enne e comunque già, con la cattedra di San Marco, detentore di una posizione più che prestigiosa, dalla quale di solito ci si sposta solo diventando Papa.

Gli altri nomi che hanno conquistato chances in questi mesi sono quelli dei vescovi di Brescia Luciano Monari, di Piacenza Gianni Ambrosio, di Chieti Bruno Forte, teologo stimatissimo da Ratzinger, di Bergamo Francesco Beschi, del nunzio a Parigi Luigi Ventura, del padre custode di Terra Santa, il bergamasco Pierbattista Pizzaballa. Una candidatura emersa più di recente, e anche questa in parte sponsorizzata da Tettamanzi, è infine quella di mons. Diego Coletti, attuale vescovo di Como.

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