Basso Garda e Alto Mantovano, un coordinamento unico contro la TAV

All'Arci Dallò di Castiglione delle Stiviere un'assemblea popolare che decreta in via ufficiosa la nascita di un nuovo coordinamento. La risposta al vertice desenzanese di un mese fa: "Noi la TAV non la vogliamo, da nessuna parte"

“Stasera iniziamo a camminare”. Non è proprio l’atto fondativo, manca ancora lo statuto, mancano ancora le ultime coordinate, ma i Comitati NO TAV del Basso Garda e dall’Alto Mantovano da oggi si muoveranno insieme, una forza sola, composta “da singoli cittadini e non da partiti e gruppi politici”, tutti chiaramente “contrari all’Alta Velocità”, senza alcun se e senza alcun ma. La risposta ‘popolare’ al vertice di Desenzano del Garda del 23 luglio scorso, diretta conseguenza della proposta di revisione della tratta presentata alla Commissione Trasporti del Senato, firmata dall’inedito duetto Lega e PD, per spostare la linea TAV più a Sud, lontano dai vigneti, lontano dalle Colline Moreniche.

All’Arci Dallò di Castiglione “un’assemblea popolare aperta a tutti, cittadini e forze politiche ma assolutamente non pregiudiziali” perché, si spiega nell’introduzione, “le polemiche non sono funzionali al nuovo movimento” e “bisogna capire con chi stiamo, dobbiamo essere chiari”, partendo magari dalle “esperienze significative che ci hanno preceduto”, per partire davvero “con il piede giusto, con franchezza e chiarezza, dandoci degli obiettivi precisi, per prestarsi a questa opera collettiva, per ragionare anche a lungo termine, per rallentare o meglio fermare l’avanzata amministrativa del progetto TAV”.

Cittadini tanti, partiti politici pure, tutta la sinistra per così dire critica, buona parte del SEL mantovano al 'virtual' microfono, Rifondazione e i comunisti della Sinistra Popolare tra il pubblico, oltre a Legambiente e al Coordinamento NO TAV del Basso Garda, tutti protagonisti, almeno per una sera. Questo lo scopo della riunione, “concretizzare l’impegno e costituire un Comitato congiunto extra-provinciale”, tutte persone “che credono che la TAV sia inutile”, e che per questo “non vogliono solo spostare il problema, vogliono eliminarlo alla radice”.

Gente che si dice stanca del solito modo di fare le cose, “senza coinvolgere i cittadini e i territori”, gente che condivide “un rigetto motivato al progetto”, un progetto che “fa spendere un sacco di soldi per un’opera che non è un’emergenza, perché le necessità sono altre”, risorse e denaro pubblico “che vanno finire alle lobby e non ai cittadini, per un progetto senza futuro, completamente slegato dalla realtà”. E allora c’è spazio anche per qualche controproposta, il potenziamento della linea attuale, “aumentare la capacità dei treni e delle tratte che già ci sono”, e poi riorganizzare la mobilità e la logistica italiana, pensare “a quelli che ne hanno bisogno davvero, i pendolari”, perché magari “invece di fare tutto questo casino si possono mettere i binari nuovi a fianco di quelli attuali”.

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Un nuovo piano di mobilità, e non solo per la Regione Lombardia, un piano di “potenziamento, miglioramento e riorganizzazione”, e ancora una volta “attenti agli appetiti della TAV, alla fasulla questione delle merci, alla mafia”, alla ricerca di “alternative sostenibili” e non come quella della soluzione desenzanese, quella di un mese fa, che “difende gli interessi del Consorzio Lugana, 60 milioni di euro di fatturato”, o gli interessi del turismo gardesano: “Vogliamo allargare il raggio d’interesse, per costruire una massa critica. E’ importante che i cittadini partecipino direttamente, ma partecipare vuol dire lavorare, l’esperienza insegna che senza determinazione non si vince. Stasera iniziamo a camminare”.

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