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Vendola: "Brescia cinque volte peggio dell'Ilva di Taranto"

Così il governatore pugliese durante un'intervista su Rai1. Ma i pugliesi non ci stanno: "Vuole ridimensionare il nostro problema"

"C'é benzoapirene e diossina in quantità cinque volte superiore a quelle che ci sono nei quartieri più inquinati di Taranto in alcuni quartieri di Brescia o in tanta parte della Pianura Padana. Noi siamo un Paese che ha rinviato decenni e decenni di conti con la crisi ambientale e con la necessità di vivere un modello ecosostenibile". Fanno discutere le parole del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, intervistato da Massimo Giletti su Rai1, parlando dell'Ilva di Taranto.

Da una parte i cittadini bresciani, che già da tempo si sentono protagonisti di un'emergenza ambientale senza precedenti a causa dell'inquinamento da Pcb dovuto alla Caffaro e della presenza di diossine anche al di fuori del sito contaminato, che i più attribuiscono all'inceneritore di San Polo (diossina è stata trovata nel latte delle mucche di 18 stalle della zona, ma i dati sui tumori al di sopra la media nazione o sulla mortalità infantile richiederebbero un libro intero per essere elencati e commentati).

Dall'altra i cittadini di Taranto, che accusano al governatore di voler ridimensionare il problema "proprio nel momento in cui la drammaticità della questione ambientale e sanitaria si sta imponendo all'attenzione nazionale con gli arresti di politici eccellenti".

Per Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink Taranto, "il vero dato imbarazzante per Vendola è che il grande disastro ambientale della nostra città si è continuato a consumare mentre lui era Governatore della Regione Puglia. Vendola è stato l'uomo del dialogo con Riva, dei tavoli tecnici di concertazione con l'azienda mentre Peacelink portava in Procura i dati sulla diossina da cui è partita l'inchiesta".

Il leader di SEL domani è atteso in Largo Formentone per un comizio a sostegno delle lista di Fenaroli e della corsa a sindaco di Emilio Del Bono. Tra gli argomenti che verranno affrontati, ci sarà sicuramente anche quello dell'ambiente. E non è detto che il paragone Brescia-Taranto non sia riproposto. Sperando che, nel punire i colpevoli, i Tarantini possano trovare un destino migliore rispetto a quanto avvenuto nella nostra città, in cui Corsini scelse di non costituire il Comune parte civile nel processo contro la Caffaro, lasciando di fatto che il processo morisse e che la proprietà trovasse il tempo per far fallire la società. Conoscendo l'Italia, c'è poco da sperare.

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