Cronaca

Alpinista morto, la moglie Paola: “Non si può tenere un leone in gabbia”

Simone La Terra

“Lui era felice quando scalava, era sereno. Ha sempre usato la testa e questo ci rincuorava. Abbiamo sempre condiviso con lui tutto, la preoccupazione di quando partiva, la gioia di quando ritornava. Lui, io la sua famiglia siamo sempre stati uniti nel sostenere quello che faceva con passione; non si può tenere un leone in gabbia”.

Sono le parole rilasciate alla Gazzetta di Mantova da Paola Scamperle, moglie di Simone La Terra, l'alpinista morto a 36 anni mentre stava scalando un 8mila in Nepal. I due erano sposati da 4 anni e abitavano a Pozzolengo. 

Ancora non è chiara l’esatta dinamica di quanto accaduto. Al momento, la versione più accredita è quella raccontata da Waldemar Dominic, il polacco col qual era salito sul Dhaulagiri per attrezzare il Campo III a 6.900 metri di quota. 

Simone aveva trovato un punto per piantare la tenda, mentre Dominic, non convinto della posizione, avrebbe deciso di continuare a salire per cercarne uno migliore. Non trovandolo, sarebbe quindi tornato sui suoi passi. Quando era ormai vicino, la tenda di Simone sarebbe stata spazzata via da una violenta raffica di vento, trascinando con sé il 36enne: un volo di circa 800 metri che non gli ha lasciato scampo. Disceso al campo base ancora in stato di shock, Dominic avrebbe quindi lanciato l’allarme.

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