Crollano case e capannoni: le risate senza scrupoli della mafia del Nord

Operazione Aemilia, 160 arresti e 200 indagati in tutta Italia, con 46 disposizioni partite dalla Procura di Brescia. Vengono sbobinate le intercettazioni: risate ciniche di imprenditori e mafiosi al crollo di case e capannoni per il terremoto

In tanti l’hanno già definita come un’operazione antimafia “storica”. Quella che ha coinvolto più di 200 persone tra cui 160 arrestati per un totale di 189 capi d’imputazione. Impegnando dall’Emilia Romagna alla Sicilia migliaia di Carabinieri: anche Brescia ha fatto la sua parte, con 46 disposizioni d’arresto partite dalla Procura. Si tratta dell’operazione Aemilia, sul coinvolgimento mafioso della ‘ndrangheta in ricche operazioni edilizie, finanziarie e immobiliari del Nord Italia.

Lascia atterriti quanto emerge dal delinearsi della vicenda. Per il cinismo senza scrupoli dimostrato dagli imprenditori e dai criminali coinvolti. Sul tema del terremoto in Emilia Romagna, e nel mantovano, che nel 2012 ha messo in ginocchio interi paese. Le intercettazioni parlano chiaro: quando crolla un capannone, che ci siano morti o meno, per il malaffare dell’edilizia c’è solo da guadagnarci.

“E’ caduto un capannone a Mirandola”, si legge in una trascrizione. Probabilmente tra quelli dove hanno perso la vita almeno una decina di operai. “Beh allora cominciamo a lavorare”, rispondono dall’altra parte del telefono. “Eh si, cominciamo e facciamo il giro”. Sono Gaetano Blasco e Antonio Valerio, imprenditori legati a filo doppio con la cosca della famiglia Grande Aracri, anche loro tra gli arrestati.

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Coinvolgendo tante aziende locali e non, secondo i pm colluse nell'illecito fino al collo. Al crollo dei palazzi gli indagati rispondono con una risata, quasi a ripetere lo scandalo che fu del terremoto dell’Aquila. Amarissima anche la constatazione della magistratura: “Quando c’è un’emergenza, la ‘ndrangheta arriva prima dei soccorsi”.

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