Nave, stop ai cartelli in dialetto: «Bresciani ma italiani!»

La giunta guidata da Tiziano Bertoli rispetta le promesse della campagna elettorale e toglie il sottotitolo 'Nàe' alla cartellonistica stradale. Proteste della Lega, il sindaco risponde: "Basta strumentalizzazioni"

“Quel contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà”. Così scriveva Pier Paolo Pasolini nei primi anni ’50, senza poter nemmeno immaginare come negli ultimi decenni la cultura dialettale sarebbe poi stata strumentalizzata, in particolare da quella parte politica che dopo otto anni di Governo è ora tornata all’opposizione. La Lega Nord continua nelle sue prove tecniche di partito del territorio e ha alzato appena appena la voce anche in quel di Nave, dopo proprio recentemente la giunta capitanata da Tiziano Bertoli ha deciso di eliminare il ‘sottotitolo’ in dialetto ai tanti cartelli stradali che costellano il territorio.

La Lega ha protestato organizzando una piccola mobilitazione, a metà tra il sit in e la conferenza stampa, chiedendo che il toponimo ‘Nàe’ tornasse al suo posto, proprio sotto la scritta ‘Nave’ della cartellonistica stradale. Con un’accusa non troppo leggera alla maggioranza consiliare: “L’Amministrazione ha voluto cancellare una testimonianza del nostro passato”. A prima vista non sembra così grave, tanto che molti cittadini non se ne sono nemmeno accorti, o forse non hanno proprio voluto farci caso. “Perché in momenti come questo è l’ultima cosa che ci preoccupa”.

Cartello in italiano e cartello in dialetto è un’iniziativa di stampo leghista che risale a circa sei anni fa, e che per ovvi collegamenti di partito con il presidente della Provincia Daniele Molgora ha ricevuto anche un piccolo contributo. Ora la scelta della nuova giunta, che è tutto tranne che una piccola vendetta. “Abbiamo ripristinato i vecchi cartelli, spendendo meno di 250 euro e utilizzando delle strisce adesive – racconta a BresciaToday il sindaco Bertoli – Noi vogliamo essere un paese aperto e solidale, e non fare discorsi riduttivi e che negli anni sono stati fatti propri solo da una parte politica. Facendo così facciamo in modo che il dialetto non venga più utilizzato in maniera strumentale”.

Conti alla mano in effetti di paesi bresciani con cartelli in italiano e in dialetto ce ne sono veramente pochi. “Noi non abbiamo nulla contro il dialetto, anzi – continua il primo cittadino – da parte mia è la lingua che prediligo. Io credo che il Comune di Nave debba poter decidere autonomamente su queste cose, senza pressioni. E noi l’avevamo pure detto in campagna elettorale, mentre la Lega non aveva chiesto proprio a nessuno. Per noi è solo un discorso di buon senso: a Nave siamo tutti bresciani, ma prima di tutto siamo cittadini italiani”.

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