"Responsabili della morte di Nadia": a processo dirigenti sanitari e datori di lavoro

Saranno rinviati a giudizio, accusati di concorso colposo in omicidio colposo, datori di lavoro e dirigenti che ruotavano intorno alla Cascina Clarabella, dove è stata uccisa Nadia Pulvirenti

Nadia Pulvirenti

Concorso colposo in omicidio colposo: è questa l'accusa mossa dalla magistratura nei confronti di cinque persone che ruotavano, lavorativamente parlando, intorno alla Cascina Clarabella di Iseo, il luogo dove poco più di due anni la giovane Nadia Pulvirenti, terapista di appena 25 anni, venne brutalmente uccisa da Abderrahim El Moukhtari, affetto da disturbi psichici e che per questo, anche dopo l'omicidio, valutato incapace di intendere e di volere e condannato a soli 10 anni di “cura” in una Rems, una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (ex Opg, Ospedale psichiatrico-giudiziario).

Indagini e rinvio a giudizio

Come detto, per cinque persone la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso colposo in omicidio colposo: Claudio Vavassori, presidente della Consiglio d'amministrazione della cooperativa Diogene, che appunto gestiva la Cascina, e con lui la sua collaboratrice Laura Fogliata, poi Giorgio Callera, dirigente della struttura, Annalisa Guerrini, responsabile del Piano terapeutico di El Moukhtari, Andrea Materzanini, direttore del Dipartimento di salute mentale di Iseo.

A tutti loro viene dunque contestato l'ipotesi di non aver valutato accuratamente le condizioni psichiche di colui che poi sarà l'omicidio, mettendo così in pericolo l'incolumità di Nadia, che appunto perderà la vita, e degli altri dipendenti oltre che degli ospiti della struttura. Nel registro degli indagati, per cui appunto è stato chiesto il rinvio a giudizio, anche la stessa cooperativa Diogene, nell'ambito di violazioni per la sicurezza sul lavoro dei suoi dipendenti.

L'omicidio

Nadia Pulvirenti venne uccisa da otto fatali coltellate, tra il torace e l'addome, da cui la giovane avrebbe provato in tutti i modi a difendersi, senza successo. Non ci sarebbe stato alcun motivo, per quel raptus omicida. El Moukhtari avrebbe ucciso perché insano di mente. Erano da soli in una stanza, quando tutto è successo: sono state le grida di Nadia ad allertare gli altri operatori. Ma che quando sono intervenuti, ormai era troppo tardi.

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