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Muratore morto di caldo, i colleghi pretendono spiegazioni dai soccoritori

Dopo una giornata di lavoro in condizioni critiche, un carpentiere di 24 anni è morto a causa di un malore. Ci sono responsabilità dei soccorritori?

Al dolore per la scomparsa di un collega e di un dipendente, si unisce la rabbia per una morte apparentemente inspiegabile, e i dubbi circa la procedura seguita dai soccorritori. A distanza di 48 ore dalla scomparsa di Albert Gaisha Morina, 24enne immigrato dal Kosovaro, residente a Rovato, si fanno largo tante domande tra i colleghi e i datori di lavoro del giovane (l'impresa Costruzioni Ruffo di Caldiero, Verona), che hanno affidato al quotidiano Bresciaoggi i loro dubbi circa l'efficacia dei soccorsi. 

I fatti. Al termine della giornata di lavoro in un cantiere nel veronese, Albert Gaisha Morina si è allontanato dai colleghi che stavano salendo sul furgoncino, si è avvicinato ad una ringhiera ed ha iniziato a tremare violentemente prima di accasciarsi al suolo. Raggiunto dai colleghi, è stato rinfrescato con dell'acqua, gli è stata slacciata la cintura dei pantaloni, gli sono state sollevate le gambe, il tutto in attesa dell'ambulanza. Giunti sul posto dopo circa dieci minuti - secondo il racconto dei colleghi - due soccorritori hanno dapprima verificato le condizioni del ferito, poi - dopo altri dieci minuti - hanno chiesto l'intervento dell'eliambulanza. Prima di salire sull'elicottero però l'ambulanza è stata inviata da un'anziano distante solo 600 metri dal cantiere. Mentre due sanitari si occupavano del muratore, altri due cercavano di rianimare l'anziano in arresto cardiaco, che dopo poco è morto. A quel punto, dopo venti minuti complessivi di attesa fuori dalla casa dell'anziano, l'ambulanza ha potuto recarsi in ospedale a San Bonifacio, dove il kosovaro è entrato in terapia intensiva, e dove nella notte è deceduto. 

I dubbi dei colleghi e dei titolari di Albert Gaisha Morina sono molti, a cominciare dal motivo per il quale il ragazzo non è stato fatto salire immediatamente sull'elicottero, chiamato dagli stessi medici consapevoli della gravità della situazione. A rassicurare circa la correttezza della procedura di soccorso è stato, sempre sulle colonne di Bresciaoggi, il dottor Adriano Valerio, direttore del 118. Secondo il medico, avendo a disposizione quattro persone, due medici e due infermieri, è stato perfettamente legittimo spostarsi per assistere l'anziano in arresto cardiaco, e ciò non ha influito sulla situazione del muratore. Lo stesso muratore non sarebbe stato fatto salire sull'elicottero perché non ancora stabilizzato, e perché il tempo del trasferimento dall'ambulanza all'elicottero sarebbe stato superiore al solo viaggio su strada in ospedale. 

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