Addio al conte Carlos Alejandro Lagraña, paninaro e primo attore

Stroncato da un malore a 71 anni Carlos Alejandro Lagraña, il celebre gestore del chiosco di Manerba all'angolo con Picedo. Lo conoscevano tutti, "il Negher": emigrato argentino, famoso per le sue storie

Il 'conte' Carlos Alejandro Lagraña

Perché ti chiamano Negher? “Perché so Negher!”. Parole che strappavano a volte un sorriso, a volte una grassa risata. Ma che ora riecheggeranno in eterno, nella memoria del ‘conte’ Carlos Alejandro Lagraña, trovato morto nella sua roulotte nel tardo pomeriggio di mercoledì. Il suo cuore ha smesso di battere, a 71 anni, sconfitto da una malattia che lo logorava già da un paio d’anni.

Impossibile non conoscere Carlos. Il gestore del chiosco mobile più 'strano' che il lago di Garda ricordi: un baracchino da rosticceria, di quelli appunto itineranti. Ma che lui aveva ‘piantato’, ormai da quasi 30 anni, ai lati della Campagnola di Manerba, la statale, al confine con i primi uliveti di Picedo. A fianco del suo ‘baracchino’ la roulotte dove ha (quasi) sempre vissuto, e dove è stato trovato senza vita.

Ad avvisare 118 e Carabinieri - sul posto con due pattuglie arrivate proprio da Manerba e coordinate dal maresciallo Marco Fainelli - un vecchio amico di Carlos, che da un paio di giorni non aveva più sue notizie. Per i sanitari arrivati sul posto non c’è stato niente da fare se non constatarne il decesso. Un malore improvviso, probabilmente un infarto.

La voce si è sparsa in paese, nei dintorni, perfino alle porte della città. In tanti si fermavano a quel chiosco: magari per assaggiare uno ‘strinù’, o mangiarsi un panino con la salamina. E perché no pure un aperitivo un po’ rustico, seduti fuori su quelle vecchie sedie scolorite, al riparo di verdi piante d’ulivo, sorseggiando un bianco proprio ‘della casa’, a un euro a bicchiere.

Ma saranno le sue storie a sopravvivergli. Molte forse erano vere, molte altre inventate al momento. Raccontate con un non so che di teatrale, lui primo attore assoluto, lui che era emigrato dall’Argentina e sempre si vantava del suo sangue latino e ‘caliente’. Storie di donne, di viaggi. Storie che lo facevano sentire importante. E forse solo adesso, che davvero non c’è più, ci si accorge che Carlos, importante, lo era per davvero.

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