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Foto d'archivio

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Mamma investita e morta in ospedale: la condanna arriva dopo 22 anni

E' stato condannato a 4 mesi di carcere, a 22 anni dall'incidente di Montichiari, il camionista accusato di omicidio colposo per la morte di Tefta Shenko

Condannato per omicidio colposo a 22 anni dall'incidente in cui era rimasta coinvolta una giovanne mamma, che poi morirà nel 2011 dopo oltre un decennio di coma: lo ha decretato la Corte d'Appello nei confronti del camionista mantovano, oggi 66enne, che il 9 luglio del 1997 aveva investito, a Montichiari, una donna di 38 anni di nazionalità albanese, Tefta Shenko, madre di due figli.

In coma per 14 anni, poi la morte per un'infezione

La donna da quel terribile incidente non si è più ripresa: è rimasta in coma, in stato vegetativo, per altri 14 anni, fino alla primavera del 2011. Quando morirà a causa di un'infezione. Parte da qui il “nesso di concausa” che l'accusa ha portato in tribunale, e che adesso anche la Corte d'Appello ha confermato con la sentenza.

Non si esclude, comunque, che l'ex camionista (ormai in pensione) possa fare ricorso in Cassazione. Si vedrà. Intanto la sentenza è scritta, in attesa delle motivazioni: 4 mesi di carcere. Nel 1997 il camionista aveva investito la donna che pedalava in bicicletta, lungo la Statale Goitese in prossimità di un incrocio.

Le perizie in tribunale, la versione della difesa

Dalle perizie è risultato che in quel momento il camion viaggiava a 52 chilometri orari, e quindi solo 2 chilometri al di là del limite di velocità di quella tratta: ma dal dibattimento giudiziario è emerso che proprio a causa della vicinanza all'incrocio, il conducente avrebbe dovuto prestare ancora più attenzione.

La difesa, dal canto suo, ha sempre contestato il nesso di causalità che ha di fatto aperto il fascicolo per omicidio colposo: se per l'accusa la morte è conseguenza di un'infezione, a sua volta conseguenza dello stato vegetativo in cui era stata ridotta dopo l'incidente, per la difesa l'infezione è causa di negligenza in ospedale. Sono stati contestati anche i termini della prescrizione: se si fosse considerata la norma del 1997, il reato sarebbe già prescritto. Non è così, invece, con le norme del 2011.

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