In provincia un grande campus per il rimpatrio degli irregolari

Muri alti sei metri e immigrati suddivisi in base alle etnie

Un deciso cambio di marcia porterà alla prossima apertura del primo centro per il rimpatrio della nostra provincia. Stiamo parlando ovviamente del progetto per la riconversione dell'ex caserma Serini di Montichiari, al centro di una vicenda che va avanti ormai da ben sette anni (la prima idea di utilizzo della caserma risale al 2011), e che ora sembra giungere a conclusione.  

Dopo la notizia dell'affidamento dei lavori per le fognature, il quotidiano Bresciaoggi riporta riporta i dettagli del progetto che verrà realizzato nelle prossime settimane, con l'obiettivo di trasformare l'ex caserma in un Cpr, Centro Per il Rimpatrio (il nuovo nome dei vecchi Cie, Centri per Identificazione ed Espulsione). La caratteristica principale però non è strutturale, ma riguarda le regole: gli immigrati che verranno destinati a Montichiari non potranno lasciare la caserma ma saranno obbligati a restarvici 24 ore su 24, fino al rimpatrio. 

In merito al lavori preparatori, è emerso che la zona scelta per ospitare gli irregolari sarà quella del vecchio bunker e non la zona delle truppe. I muri perimetrali verranno alzati da quattro a sei metri, verrà installata una rete capillare di videosorveglianza, all'interno del campus e lungo il perimetro, e verranno categoricamente divisi gli immigrati in base alle etnie, per far sì che non entrino in contatto tra loro. Ci sarà una postazione di sicurezza fissa, presidiata dalle forze dell'ordine. Gli immigrati vi potranno restare a lungo, anche fino a 18 mesi, il tutto in attesa del rimpatrio. 

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