Cave non bonificate, gli ex sindaci di Montichiari rischiano due anni

Questa la richiesta avanzata dal pm per Elena Zanola e Gianantonio Rosa, ex primi cittadini di Montichiari. Chiesti due anni anche per i manager dell'azienda Systema per la mancata bonifica di tre ex cave di Vighizzolo

Due anni di carcere per la mancata bonifica di tre cave di Vighizzolo. È quanto ha chiesto il pm Mauro Tenaglia per gli ex primi cittadini di Montichiari Gianantonio Rosa ed Elena Zanola e i manager dell'azienda Systema Srl (Candido Cerroni e Mario Saioni) che avrebbe dovuto provvedere alla rimozione dei rifiuti.

Secondo il il magistrato ognuno di loro avrebbe contribuito, con diverse responsabilità, a creare a Montichiari la 'pattumiera d'Italia'. Tutti e 4 gli imputati devono rispondere di abuso d'ufficio per aver violato le disposizioni che puniscono l'abbandono di rifiuti e impongono al Comune la bonifica. Alla Zanola è contestato anche il reato di omissione d'atti d'ufficio per non aver emanato provvedimenti urgenti per ordinare la bonifica dei siti.

Siti mai bonificati

La vicenda nasce negli anni '90, quando il comune e la Systema Srl stipulano un accordo. Il contratto prevede la realizzazione di una nuova discarica, in cambio però dell'impegno dell'azienda a bonificare le cave Baratti, Accini, Bicelli e Bettoni di Vighizzolo. Secondo l'accusa, solo quella della Bettoni sarebbe stata effettuata, mentre la bonifica delle altre discariche abusive sarebbe rimasta solo sulla carta. Con il passare degli anni i patti sarebbero stati modificati: l'amministrazione comunale avrebbe concesso all'azienda di mettere in sicurezza i tre siti, senza però mai rimuovere i rifiuti. Così facendo il Comune avrebbe permesso alla Systema di risparmiare decine di milioni di euro.

La difesa

I manager dell'azienda respingono fermamente le accuse, così come i due ex sindaci. I legali dei primi hanno sottolineato come un cambio del quadro normativo abbia fatto lievitare i costi per la bonifica dei siti, rendendo quindi necessaria la revisione dei termini per la riqualificazione. Giantonio Rosa si è difeso ricordando che, all'epoca dei fatti, era vicesindaco e non aveva quindi potere decisionale. L'avvocato di Elena Zanola ha replicato all'accusa sottolineando la mancanza della certificazione d'inquinamento delle aree, ossia il presupposto che motiverebbe l'emanazione di provvedimenti urgenti per la bonifica delle tre discariche da parte dell'ex sindaca.

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