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Carlo Mosca

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Montichiari, farmaci letali a pazienti Covid: arrestato Carlo Mosca, primario del pronto soccorso

Carlo Mosca, medico di origine Cremonese di casa nel Mantovano, è accusato di omicidio volontario: avrebbe somministrato a due pazienti, affetti da Covid, farmaci ad effetto anestetico e bloccante a livello neuromuscolare, provocandone la morte.

Sono pesantissime le accuse mosse dai Carabinieri del Nas e dalla procura di Brescia nei confronti del medico 47enne Carlo Mosca che, dal settembre 2018, dirige il Pronto Soccorso dell’ospedale di Montichiari. Il professionista - nato a Cremona e residente nel Mantovano - deve infatti rispondere di omicidio volontario, oltre che di falso in atto pubblico.

Secondo gli inquirenti, avrebbe intenzionalmente somministrato ad alcuni pazienti affetti da Covid-19 medicinali idonei a provocare una letale depressione respiratoria, causando la morte di due uomini bresciani di 61 anni e 80 anni. Il medico si trova agli arresti domiciliari, in attesa di essere ascoltato dai magistrati.

I fatti risalgono al marzo dell'anno scorso, quando l'elevato numero di contagi andava a ripercuotersi sulle strutture ospedaliere, intasandole. Le indagini sarebbero scattate dall’analisi statistica dei dati del nosocomio monteclarense: a balzare all’occhio è stato il numero di decessi più elevato riscontrato in quel Pronto Soccorso rispetto alla media delle altre strutture bresciane. “Morti anomale”, così sono state definite dai Nas di Brescia, perché avvenute a breve distanza dall’accettazione dei pazienti. In particolare sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti sono finiti 5 casi.

Raccogliendo ed elaborando le indicazioni, fornite anche dal personale sanitario del reparto, circa la possibilità che il decesso di quei malati fosse stato causato da pratiche assunte consapevolmente da un medico, i carabinieri del Nas hanno immediatamente avviato un'indagine, d'intesa con la Procura. Sono state analizzate le cartelle cliniche di numerosi pazienti deceduti in quel periodo per Covid-19, riscontrando in alcuni casi un repentino, e non facilmente spiegabile, aggravamento delle condizioni di salute. In buona sostanza, stando alle accuse mosse dagli inquirenti, il medico avrebbe somministrato farmaci anestetici e miorilassanti poco dopo l’accettazione dei pazienti, senza poi eseguire in breve tempo la successiva, e richiesta, manovra di intubazione, causando quindi un rapido peggioramento delle condizioni e il decesso.

L'inchiesta si è concentrata, in particolare, su tre persone decedute poco dopo l’arrivo al Pronto Soccorso: le salme sono state esumate per essere sottoposte ad indagini di natura autoptica e tossicologica. Ma solo in un caso l’autopsia è riuscita a rilevare, all'interno di tessuti ed organi, la presenza di un farmaco comunemente usato nelle procedure di intubazione e sedazione del malato che, se utilizzato al di fuori di specifici procedure e dosaggi, può determinare la morte del paziente perché abbassa i parametri respiratori.

Peraltro, nelle cartelle cliniche dei deceduti non sarebbe stata inserita la somministrazione di quei medicinali (indicata invece nelle cartelle di pazienti poi effettivamente intubati), tanto da ipotizzare a carico dell'indagato anche il reato di falso in atto pubblico.

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