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Un Maniva di cemento: «Prima salviamo il territorio, poi pensiamo al resto»

Progetti già presentati e già discussi, dagli ambientalisti al CAI di Gardone Val Trompia. Proprio nei giorni del Festival delle Alpi torna in auge la parola salvaguardia, "per valorizzare la natura, l'ambiente, la biodiversità"

Il Festival delle Alpi, per sua stessa definizione, è una rassegna interregionale con il grande obiettivo di “valorizzare la natura, l’ambiente, la biodiversità, con un’attenzione particolare alle foreste”. Quale occasione migliore allora per parlare di una montagna tanto celebre quanto maestosa come il Maniva, a metà tra la Valtrompia e la Valsabbia, al centro di una polemica non ancora tale ma che ha tutte le caratteristiche per diventarlo. Si tratta, ancora una volta, di cemento e dei suoi derivati, progetti lontani ma non troppo che potrebbero modificare significativamente non solo il paesaggio ma anche la natura stessa del monte Maniva.

Progetti già visionati in Regione come una strada che passerebbe tra le valli, tra Collio e Bagolino, progetti cosiddetti “di sviluppo” come un impianto eolico, una vasta gamma di abitazioni (forse anche dei residence), aree dedite alle attività sportive. Progetti di sviluppo ma che, come ha scritto Flavia Bolis un paio di settimane fa, progetti che rischiano di “produrre ferite insanabili”.

Qualche ambientalista ha già detto la sua in passato, lo ha poi ripetuto anche il CAI di Gardone Val Trompia: prima il territorio e poi il resto. Ovvero, quella valorizzazione di cui si parlava poche righe fa: “Il territorio è di tutti, e il suo consumo è affare che riguarda l’intera comunità”.

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