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Brai&Bei Mongol Rally, una settimana dopo. Ecco Zanjan, ecco l’Iran

Il viaggio continua, tra distese sconfinate e sparuti gruppi di pastori, doganieri compiacenti e taniche di diesel. Tra Turchia e Iran, e presto il Turkmenistan: "A quanto pare tutti conoscono il Mongol Rally. E inspiegabilmente anche Cassano"

Un viaggio che sembra infinito e che invece prima o poi dovrà finire. I giorni che a volte passano veloci, le ore che invece si vogliono fermare. La fatica del caldo, l’affannosa ricerca di un po’ di diesel per la ‘Peggy’ Peugeot, l’abbronzatura non perfetta, il tramonto e il buio, “montagne che sembrano non esser mai diventate grandi”, il Ramadan e tutti quelli che conoscono l’Italia, e “inspiegabilmente anche Cassano”. Per non parlare della prima maglietta Brai&Bei, regalata a un “facilitatore” al confine con l’Iran. Questo il racconto esclusivo di un viaggio che continua, come “al centro di un Tao”.

Lasciata Ankara muoviamo verso Erzincan, per 680 km che si snodano nel cuore dell'Anatolia, un cuore di monti smussati, di montagne che sembran non esser  mai diventate grandi. A Siras ci fermiamo per il pranzo, i 30 gradi del sole ci hanno striato le braccia appoggiate ai finestrini. Ora in due facciamo un abbronzato medio.

La telefonata all'ambasciata di Teheran sconvolge i nostri piani. A quanto pare in Iran non si trova diesel, e guarda caso noi viaggiamo proprio a diesel. Ecco il primo inaspettato e incalcolabile intoppo. Nel ripartire per Erzincan, tra una gola e l'altra la spia del motore cosi per magia, come si era accesa, si spegne. Sembra quasi che la Peggy voglia dirci di star sereni, come se ci sussurrasse a un orecchio che l'Iran a lei non fa paura. La scarsità di gasolio, il deserto roccioso e la sete alla quale si sta preparando fan parte del suo training.

Nel frattempo la Turchia scorre e odora di bitume, non capisco se abbiamo beccato il ventennale piano di asfaltamento delle strade, fatto sta che la macchina sembra scorrere su km di carta appiccicamosche. Così ora il caldo arriva anche dal basso, come a stare tra due soli, al centro di un Tao. Al distributore di benzina, oltre a non capire cosa ci faccia un bel vitello in salute da quelle parti, vedo una bambina in lontananza, sulle scale di una di quelle migliaia di villette iniziate e mai terminate, tipiche di questi altopiani.

La bambina e' vestita di pajette e strass, di un pacchianissimo oro misto rosa acceso, e se ne sta li, tra il grigio del cemento e il gialloverde del campo intorno a lei. Non capisco come tutto ciò possa rientrare nella tavolozza della Turchia, è come se nel bel mezzo di un paesaggio di Monet vi fosse attaccata una Big Babol. Poi mi viene subito in mente la bambina in rosso di Schindler's List e improvvisamente tutto mi torna armonico: nient'altro che lucente speranza.

Tra Mercedes SL e bestiame colto da rigor mortis a bordo strada, la frontiera dell'Iran si avvicina e con essa si avvicinano le rocce, il timore, il fascino e l'estensione. Alla fine abbiamo comunque optato per l'Iran in quanto I piani di riserva avrebbero previsto una fantomatica caccia di visti per l’Azerbaigian per prendere un altrettanto fantomatico e imprevedibile traghetto da Baku al Kazakhstan. Dopo una nottata di discussioni e analisi, contro ogni aspettativa l’Iran ha comunque avuto la meglio.

brai&bei anatolia2-2 A Drogubeyazit la Turchia ormai non esiste più, se non nelle bandiere e nell'idioma. La natura ormai e' totalmente iraniana, e  le case, il disordine e i volti degli autoctoni ne sono un monito evidente. Persino uno di Istanbul qui si guarderebbe attorno con stupore. Tutti siedono in attesa del tramonto, del lamentoso e affamato canto del muezzin che dia il via alle danze. I bar e i bistro son pieni, le tavole imbandite e alla mia destra un ragazzo in silenzio fissa la bottiglietta d'acqua in fronte a lui. Non beve dalle 5 del mattino, sono le 7 di sera e fuori ci son 31 gradi. Mi sento in colpa e poso la mia occidentalissima Coca Cola, divento musulmano per osmosi, quasi per ammirazione. Il muezzin canta, il ragazzo beve, il suo bere e' un divorare. Le sigarette si accendono e il pane arabo vien squartato sulle tavole. Ma ormai e'  buio, fino a domattina Allah non ci farà più caso.

A sovrastarci c’è il Monte Ararat, che coi suoi 5000 metri abbondanti se ne sta li a far dar guardiano sul confine, un occhio sugli altopiani e l'altro sul deserto roccioso che porta al Caspio. Dietro l'Europa, alla nostra sinistra la neve dell'Ararat, a destra un carretto di fieno che si trascina tra la polvere, in sottofondo Claudia Mori e Celentano. Di fronte a noi, l’Iran!

La paura dell'Iran sfuma nel momento stesso in cui mettiamo un piede oltre frontiera. Il passaggio dalla Turchia vien semplificato da figure denominate facilitatori, ovvero simpatici personaggi che in cambio di una ventina d euro ti accompagnano tra controllo passaporti, registrazione macchina, e pagamento della multa presa in Turchia. In un paio d'ore scarse siamo dentro, e cosi la prima maglietta Brai&Bei viene assegnata proprio al  nostro facilitatore. A quanto pare un po' tutti conoscono il Mongol Rally, l’Italia e  inspiegabilmente anche Cassano. Neanche tempo di dire la parola diesel e siamo con tutte e due le taniche piene sul tetto a 300 metri dalla frontiera (8 euro per un pieno). Siamo quasi delusi da tutta questa facilità.

Per le strade di Maku e Tabriz la gente suona e ci saluta, sembriamo eroi nazionali. La popolazione, oltre a cavarsela meglio con l'inglese rispetto ai turchi, e' incredibilmente ospitale, tanto che ai caselli dell'autostrada per Zanjan la parola Italia funziona da lasciapassare e non dobbiamo tirar fuori nemmeno un rial. La polizia stessa ai posti di blocco ci sorride e invece di chiederci i documenti ci stringe la mano.

Intorno a noi il paesaggio si e' fatto più roccioso, la terra e' rossa e trasuda argilla, ma il verde della flora e qualche pascolo sparpagliato si possono ancora incontrare. La macchina si sta comportando piuttosto bene nonostante I 40 kg di gasolio in più sul groppone, i cellulari in qualche modo continuano a prendere e il nostro lasciapassare per il Turkmenistan (tale mister Vali) ci aspetta a Mashhad tra due giorni. Insha’Allah.

Appassionato testo di Andrea Trolese
in collaborazione con il team al completo
Alessandro Bocchio
Filippo Maritano
Edoardo Maritano
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