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Mirko Giacomini © Bresciatoday.it

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L'operaio rapito: "Ha sparato due colpi, uno verso la ex e uno contro di me"

Mirko Giacomini, operaio 45enne di Gavardo, ripercorre la prigionia e gli ultimi terribili istanti trascorsi nell'appartamento dell'ex moglie del suo rapitore.

È provato, scioccato e stordito, ma sta bene. Dopo quasi 48 ore di prigionia e una notte passata in caserma, Mirko Giacomini ha finalmente riabbracciato i suoi genitori: mamma Mariella e papà Bernardino. La tavola è imbandita per il pranzo, i parenti arrivano alla spicciolata ed entrano nell’abitazione di via Santa Lucia a Sopraponte di Gavardo: i volti sono finalmente sorridenti e radiosi, dopo terribili giorni di ansia e di angoscia.  

L’operaio della Saf è stanco e affamato. Nelle oltre 48 ore trascorse nel solaio della palazzina dove vive l’ex moglie del suo sequestratore, il 37enne marocchino Abdeleouahed Haida, non ha mangiato nulla: “Ci siamo arrangiati - racconta -  lui era riuscito a procurarsi delle bottigliette d’acqua.”

Un incubo cominciato martedì notte, quando il 37enne marocchino ha prelevato il 45enne nella sua casa di Gavardo, minacciandolo con una pistola e lo ha portato nella soffitta della palazzina di Villanuova Sul Clisi, dove sono rimasti, fianco a fianco, per due interminabili notti ed altrettanti giorni.  

“Ho avuto tanta paura, anche se non mi ha fatto del male, aveva una pistola e mi minacciava: non potevo sapere se fosse vera o si trattasse di un’arma giocattolo e ho preferito non rischiare. Voleva a tutti i costi che io ammettessi di avere avuto una relazione con la sua ex moglie, ma tra noi è successo nulla: io ero un semplice collega di lavoro, le davo dei passaggi in auto: parlavamo e lei mi raccontava dei problemi con l’ex marito. Io avrei voluto, ma non tra noi non c’è mai stato nulla”.

L’epilogo giovedì sera, attorno alle 19, quando il 37enne marocchino ha deciso di lasciare la soffitta e bussare alla porta dell’ex moglie. Una sequenza drammatica: “ Quando siamo entrati lui ha litigato con la donna e c’è stata anche una colluttazione. Mi ha dato dei cracker da mangiare e un dell'acqua, poi ha preso la pistola e ha sparato due colpi - ricorda Mirko -  uno verso di lei e uno diretto a me: non ho visto sangue e ho capito che erano a slave.”

Pochi secondi più tardi nell’appartamento hanno fatto irruzione i carabinieri, mettendo fine a una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso non solo la famiglia di Mirko, ma due comunità intere: quelle di Gavardo e Villanuova Sul Clisi.
 


 

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