Cronaca

Operaio rapito, parla la mamma: "Vivo nell’angoscia, chissà di cosa è capace quell'uomo"

Intervista esclusiva alla mamma di Mirko Giacomini, l'operaio rapito martedì notte da Abdelouahed Haida

L'abitazione di Mariella Giacomini, madre dell'operaio rapito

Vive da 24 ore guardando il telefono e aspettando notizie. Seduta nella veranda di casa a Sopraponte di Gavardo, il giornale aperto sulle pagine che raccontano del rapimento del figlio Mirko, Mariella Giacomini cerca conforto e sostegno nei parenti che stanno accanto a lei e al marito malato. Gli occhi umidi, le mani giunte, prega e spera che il figlio possa tornare al più presto a casa, sano e salvo. È l’unica cosa che può fare.
 
“Non so più cosa pensare - ci racconta la donna - chissà di cosa è capace quell’uomo. È armato e pensa che mio figlio abbia una relazione con la sua ex fidanzata. Non è vero: Mirko non ha nulla da nascondere. È un ragazzo generoso e per alcuni mesi ha accompagnato la donna, che era senza macchina, al lavoro, alla Saf di Muscoline: facevano gli stessi turni. Ma il contratto della donna era scaduto lo scorso 20 dicembre, e da allora non si erano più visti. Non capisco come possa essere accaduta una cosa del genere, e non so cosa abbia in testa quell’uomo che si è preso mio figlio, spero solo che non gli abbia fatto del male, ma ormai sono già passati due giorni.”


Per lei e per il marito sono interminabili ore d’angoscia, cominciate mercoledì mattina. “Aspettavo Mirko per pranzo, come sempre: è un ragazzo abitudinario, se non poteva venire mi avvisava. Non vedendolo arrivare ho cominciato a chiamarlo, ma il suo cellulare era spento - ricorda la donna - così mi sono fatta dare un passaggio da un parente e sono andata a casa sua, a Gavardo. Temevo che gli fosse successo qualcosa e quando sono arrivata ho pensato al peggio: porte e finestre della casa erano spalancate e c’erano i carabinieri. Solo allora mi hanno raccontato cosa era accaduto a mio figlio”.

Una sequenza ormai tristemente nota: Haida Abdelouahed, 36enne marocchino di casa a Villanuova, si è presentato martedì sera all'uscita dell'azienda Saf di Muscoline, che produce stampi, armato di pistola e con la chiara volontà di sequestrare il 45enne Mirko Giacomini. Alla fine del turno serale, dopo le 2, si accorge dell'assenza dell’uomo, parlando con un collega di casa a Salò. A quel punti gli avrebbe puntato la pistola in faccia, costringendolo a salire in macchina e a portarlo a casa dell’operaio. Una volta raggiunta l'abitazione di Gavardo, Haida avrebbe fatto allontanare il collega di lavoro, tenendo con sé l'auto. Infine avrebbe fatto uscire di casa il 45enne, per il rapimento definitivo e la fuga in mezzo ai boschi.

L'automobile è stata ritrovata a Prandaglio. Da ore le ricerche si concentrano sui luoghi considerati probabili: alla Busela e a Soprazocco, in tutta Gavardo, nei boschi e sulle colline anche tra Vallio Terme e Villanuova. Gli elicotteri sorvolano più volte l'intera area. Nulla di fatto, almeno per ora: sono già due notti che Haida tiene con sé l'operaio bresciano. E con il passare delle ore le speranze si affievoliscono e prendono piede anche le ipotesi più terribili. 

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