Cronaca

Ucciso con un colpo alla nuca. Nessun segno di violenza

Secondo quanto ricostruito ieri dall'autopsia svolta dall'Istituto di Medicina Legale, il proiettile gli ha perforato il cranio entrando dalla nuca, per poi rovinare nel cervello fermandosi a pochi millimetri dell'osso frontale. Lo sparo non dovrebbe essere partito da distanza ravvicinata

Michele Peroni dava le spalle al suo assassino quanto è stato raggiunto dal colpo di pistola alla testa. Secondo quanto ricostruito ieri dall’autopsia svolta dall’Istituto di Medicina Legale, il proiettile gli ha perforato il cranio entrando dalla nuca, per poi rovinare nel cervello fermandosi a pochi millimetri dell’osso frontale. Ora si sta analizzando se si tratta effettivamente di una calibro 9, come è stato dedotto dai frammenti trovati sul luogo del delitto.

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Lo sparo non dovrebbe essere partito da distanza ravvicinata. Sul corpo di Matteo non sono state trovate tracce che possano far pensare a una colluttazione, come lividi, echimosi o ferite. Le possibilità a questo punto sono due: o Matteo non ha nemmeno visto il suo assassino, che lo ha aspettato nascosto per poi sparargli alle spalle, o ha incontrato il suo assassino, ancora inconsapevole, che poi estraendo la pistola lo ha obbligato a girarsi, per sparargli alla nuca come fosse un’esecuzione in piena regola.

Intanto, tutto il materiale raccolto è stato mandato per gli accertamenti scientifici ai Ris di Parma, che stanno già analizzando lo “stub” di cinque operai. Se nel sangue di uno dei colleghi di Matteo si trovasse traccia di polvere da sparo, le indagini potrebbero finalmente avere una strada concreta da seguire.
 

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