Allarme metano! Da Brescia a Cremona emergenza inquinamento

Gli ambientalisti criticano il nuovo progetto per un impianto Edison di stoccaggio metano tra Capriano del Colle e Bagnolo. Mentre in contemporanea la Stogit ne propone un altro a Bordolano, in Provincia di Cremona

Una macchia di metano sotterraneo che parte da Bordolano di Cremona e arriva fino a Capriano del Colle, passando per Quinzano, Verolavecchia e Verolanuova, Borgo San Giacomo e Pontevico, e poi Ghedi, Leno, Manerbio, Dello, Montirone, Poncarale, Lograto, Castelmella, Flero, Mairano, Longhena, Barbariga.. e un piccolo Comune che però tanti conoscono, Brescia. Oltre 100 km quadrati e più di 300mila persone coinvolte per i due progetti di impianti di stoccaggio di metano presentati rispettivamente dall’Edison (per Capriano e Bagnolo) e dalla Stogit, gruppo ENI (per Bordolano e dintorni). In terra bresciana a lanciare l’allarme sono i comitati ambientalisti, che tornano alla carica dopo l’ultimo incontro di Capriano del 26 marzo scorso che ha seguito di qualche giorno la prima bocciatura del progetto da parte del Consiglio Comunale. Un progetto che prevede la ripresa dei lavori di stoccaggio dopo quasi 20 anni dalla chiusura dell’ultimo impianto, un impianto che ha lavorato per 40 anni (dal 1950 al 1990) nell’estrazione di circa 600milioni di mc di metano. Un progetto su cui però sorgono ancora tantissimi dubbi, un progetto su cui ci sono ancora troppe zone d’ombra.

 metano 2-2“Sono già emerse molte preoccupazioni da parte dei cittadini, su aspetti non troppo chiari – racconta a BresciaToday Ezio Corradi del Coordinamento dei Comitati ambientalisti della Lombardia – Non ci hanno detto i Comuni che saranno realmente coinvolti, i confini sotterranei del giacimento, non ci hanno parlato della quantità effettiva dell’estrazione, non si sono espressi sui rischi sismici del territorio”. L’impianto dovrebbe sorgere tra Capriano del Colle e Bagnolo Mella: la stazione di pompaggio e di immissione a Capriano, la stazione di misura e di controllo e il metanodotto a Bagnolo. “Gli interventi dei tecnici hanno chiarito solo alcuni aspetti marginali. Lo stoccaggio previsto prevede in pratica due movimenti nell’arco di un anno, sei mesi di immissione (da aprile e settembre) e sei mesi d’estrazione (da ottobre a marzo), quando nell’arco di 40 lunghi anni è stato fatto un solo movimento di prelievo. Come reagirà il sottosuolo? Non dobbiamo dimenticarci che ci sono anche numerosi documenti che attestano la sismicità della zona”.

Lo rivelano studi di varie università americane, lo confermano studi di alcune università italiane, come Brescia o Trieste. E poi il Movico, e il Parco di interesse regionale, il Parco Monte Netto, “di origine prettamente sismica”, a seguito di “spaventosi eventi sismici che si perdono nella notte dei tempi”. Proprio in una zona in cui, nel lontano 1222, si è verificato un sisma che in termini moderni è paragonabile a un terremoto di magnitudo 9. Un’ampia zona compresa tra due punti di criticità sismica, l’ITIS069 di Salò e l’ITIS104 di Romanengo. “Non si riesce proprio a capire – continua Corradi – come sia possibile che in Italia si pensi a questo tipo di stoccaggio in zone dichiaratamente sismiche. Quando in Olanda ad esempio gli stoccaggi vengono fatti ad almeno 200 km di distanza da zone dove si sono verificate anche scosse minime”.

“Non credo che gli olandesi siano pazzi, forse sono solo più lungimiranti. Tanto che monitorano continuamente la situazione, e i cittadini sono perfettamente al corrente di tutto quello che succede. Ma in Italia è sempre la solita storia! Nel nostro Paese la Convenzione di Arhus, firmata dalla Comunità Europea e dai suoi Stati membri nel 1998, non viene minimamente rispettata. Una convenzione che prevede la completa partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il loro territorio, questioni ambientali e anche energetiche”. Il Comune di Capriano qualcosina ha fatto, ha indetto due assemblee pubbliche, ha provato a trattare con il proponente. A Bordolano invece, in terra cremonese, “non sono stati informati i cittadini, né dal Comune né dalla Stogit, e tanto meno dalla Provincia di Cremona”.

Una lista di criticità infinite: “Come risponderà il sottosuolo alle diverse sollecitazioni possiamo solo immaginarlo. A Capriano si parla di 140 BAR, a Bordolano di 240, nei vicini impianti di Sergnano e Romanengo di 200 e 180 BAR. Non ci sono elementi di precauzione, gli effetti di una tale pressione su un luogo sismico non saranno certo cosa da poco”. Mentre in contemporanea la centrale a metano di Bordolano continuerà a lavorare a pieno ritmo, per 52MW di potenza, per un’emissione di circa 4,2 miliardi di mc di fumi nocivi ogni anno, e a 550 gradi centigradi. Con tutte le conseguenze del caso.

“Quello che i cittadini devono sapere è che tutti questi impianti di stoccaggio non servono proprio a niente. Il nostro Paese ha un consumo standardizzato di metano, 83miliardi di mc all’anno, in calo continuo anche a causa degli effetti della crisi, alla minor produzione, alla minore richiesta di energia da parte delle industrie. Il problema è la propaganda sbagliata che spesso viene fatta, i grandi allarmismi lanciati non appena Russia e Ucraina fanno appena finta di litigare. E sui giornali e in televisione torna il sensazionalismo, e tutti che gridano Emergenza Gas! Ma in Italia la potenza energetica si aggira intorno ai 105 GW, e al massimo ne utilizziamo 53, poco più della metà”.metano 3-2

Sul tema si sono già espressi in tanti, le nuove centrali, la caccia all’energia ad ogni costo anche se di bisogno proprio non ce n’è. “Tutta speculazione, tutto business – ancora Corradi – Il business di queste società finanziarie che devono vendere, devono piazzare le loro azioni. E in questo caso cercando di colpire nuovamente la Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta. Senza garanzie di occupazione, senza garanzie ambientali. Fregandosene della popolazione e degli abitanti, fregandosene dei cittadini e del loro futuro prossimo. Il metano non guarda in faccia a nessuno, il metano non ha confini burocratici”.

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L’allarme è lanciato, le preoccupazioni sono lecite. Può succedere davvero di tutto, basta un malfunzionamento o un intervento non troppo tempestivo, basta che il terreno non regga come previsto, o che il gas faccia un po’ come vuole lui: “Quando lo stoccaggio parte non c’è poi nessuno in grado di fermare un’attività di questo tipo, e tutti gli effetti collaterali. Questi sono progetti al di fuori di qualunque logica, senza prudenza e senza prevenzione”. La ricerca maledetta del profitto dovrà essere fermata, dal particolare al generale. Prima che sia davvero troppo tardi.

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