Pesci morti nel Mella: un'azienda scaricava cianuri direttamente nel fiume

Dopo la moria di pesci del 23 marzo scorso, le indagini degli inquirenti sono risalite a un'azienda di Villa Carcina, messa subito sotto sequestro dopo la scoperta di uno scarico illegale da cui uscivano rame e cianuri

Vi ricordate le centinaia di pesci trovati morti lungo il Mella il 23 marzo, nel tratto di fiume che va da Villa Carcina fino a Dello?

Forse, finalmente, si è trovata la causa, ma sarebbe meglio dire il responsabile, di quella orribile moria.

A seguito dei controlli effettuati dalla Polizia provinciale e Arpa, coadiuvati dal Pm Federico Bisceglia, è stata scoperta un'azienda che, proprio in quella zona, scaricava direttamente nel fiume i residui della propria produzione, residui altamente tossici, dato che si tratta di una ditta di nichelatura e cromatura.

Il presunto colpevole ha nome e cognome: è la "Galcro" di Villa Carcina. I poliziotti, durante i controlli, hanno trovato sul tetto una vasca contenente sostanze di scarto, che venivano poi scaricate nel Mella attraverso un normalissimo pluviale che, dalle analisi dell'Arpa, si è scoperto contenere residui di rame e di cianuri.

Non solo, come risulta da successivi accertamenti, sembrano scomparsi dai registri delle sostanze da smaltire anche alcuni prodotti chimici altamente nocivi per la salute umana usati per dei trattamenti galvanici.

Ora la Galcro è stata posta sotto sequestro in base al Dlgs 152/2006, il cosiddetto "Codice dell'Ambiente". Nell'azienda lavorano 13 lavoratori e, probabilmente, basterà che i processi di smaltimento siano messi a norma per farla riaprire. Per dimostrare le colpe del passato, per i pm sarà una corsa a ostacoli, come insegna il macroscopico caso dell'Ilva di Taranto.





 

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