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Sabato, 4 Dicembre 2021
Cronaca

Regali e mazzette, in carcere finanzieri e imprenditori: i nomi degli arrestati

Militari delle Fiamme Gialle, funzionari pubblici, imprenditori e un ex sindaco

Le indagini sarebbero scattate dalla farmacia di Travagliato (poi fallita, e chiusa) gestita dall'ex sindaco Domenico Paterlini: è qui che sarebbero state confermate alcune “regalie” ai finanzieri (tra cui prodotti, medicinali, terapie, visite anche ai figli) in cambio di controlli più blandi o addirittura pilotati, e altre “consulenze” per migliorare la posizione dell'ex primo cittadino. E' solo una delle tante storie, purtroppo, che circondano l'operazione portata a termine un paio di giorni fa dalla Guardia di Finanza di Brescia, coordinati dalla Procura, conclusa con 11 misure cautelari di cui 7 in carcere e 4 ai domiciliari.

I nomi di tutti gli arrestati

E' il Giornale di Brescia che fa i nomi degli arrestati: oltre a Paterlini, che è ai domiciliari, anche quattro uomini della Guardia di Finanza, che sono già tutti in carcere. Ovvero Cosimo D'Agnano, Gioacchino Pontrelli, Paolo Greco e Alessandro Cerri: insieme a loro sono già in carcere anche Mario Micaletti, funzionario dell'Agenzia delle Entrate, l'imprenditore Alessandro Boldoni e il commercialista Massimo Bulgari, considerato il “regista” del sodalizio criminale, a cui solo pochi giorni fa (nell'ambito di un'altra inchiesta) erano già stati sequestrati 130mila euro in contanti. Arrestati, ma ai domiciliari, gli imprenditori Emanuele Pedroni, Bruno Primerano e Roberto Taino.

Le indagini di Procura e GdF

Secondo quanto ricostruito da Procura e Fiamme Gialle, per lungo tempo sarebbero rimaste attive delle “connessioni illecite” tra imprenditori e pubblici ufficiali, “aventi quale baricentro uno studio professionale bresciano” (guidato da Bulgari, ndr). Il commercialista si sarebbe dunque offerto come intermediario, “al fine di pilotare taluni controlli fiscali in corso nei confronti dei propri clienti”, e ancora “garantiva la disponibilità di informazioni riservate esclusivamente agli uffici finanziari, grazie a una rete di contatti illeciti”.

Con la complicità di imprenditori e funzionari, il “giro” si sarebbe arricchito di regali e soprattutto tangenti, anche da migliaia di euro alla volta. Quando intascavano le mazzette, scrive ancora il Giornale di Brescia, “parlavano della divisione dei pani e dei pesci”, e loro condotte erano ormai da considerarsi “uno stile di vita”.

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