Imprenditore ucciso, interrogati i nipoti: "Amavamo lo zio, ci ha insegnato a lavorare"

Interrogatorio fiume per Alex e Giacomo Bozzoli, nipoti dell'imprenditore di Marcheno scomparso nell'ottobre del 2015, sono accusati di omicidio volontario e distruzione di cadavere.

Giacomo, Mario e Alessandro Bozzoli

Cinque ore per difendersi dalle pesantissime accuse - omicidio volontario e distruzione di cadavere -  mosse nei lori confronti dalla procura generale di Brescia, e raccontare la loro versione dei fatti. Alex e Giacomo Bozzoli (40 e 34 anni), nipoti dell'imprenditore scomparso dalla fonderia di Marcheno nell'ottobre del 2015, hanno risposto a tutte le domande del procuratore generale reggente Marco Martani.

Per chi indaga sono loro i responsabili del delitto di Mario Bozzoli. Nell'elenco degli indagati, ma solo per favoreggiamento, ci sono anche gli operai Oscar Maggi e Akwasi Aboagye. Un'accusa che i due fratelli, ancora una volta, hanno respinto fermamente, aggiungendo che sul loro conto sarebbero state dette tante cattiverie. Lo scrive il Giornale di Brescia. 

I due si riferiscono, in particolare, alla scritta 'Bozzoli assassini' che sarebbe presente in una galleria del paese: avrebbero chiesto più volte di rimuoverla ma sarebbe ancora lì. 

I rapporti con lo zio

Durante l'interrogatorio hanno parlato del loro rapporto con lo zio, che secondo la ricostruzione accusatoria non era buono. I due fratelli hanno invece detto di essere grati allo zio Mario, perché gli aveva insegnato a lavorare e gli consentiva di farlo. I due hanno smentito anche la testimonianza resa dalla ex fidanzata di Giacomo, che aveva raccontato di un piano criminale per uccidere l'imprenditore, orchestrato anni prima dal 34enne. 

Ghirardini

I due nipoti avrebbero invece riferito che i rapporti tra Giuseppe Ghirardini - l'operaio presente nella fonderia del mistero la sera della scomparsa dell'imprenditore e trovato morto alcuni giorni dopo - e Mario Bozzoli non erano affatto buoni.  Stando al racconto dei due, l'imprenditore scomparso non era contento del rendimento dell'operaio addetto ai forni e, dopo aver avuto un duro confronto con lui, aveva deciso di licenziarlo. 

Gli spostamenti della sera della scomparsa 

Ricostruiti anche tutti gli spostamenti fatti da Giacomo la sera in cui lo zio è misteriosamente scomparso: il 34enne sarebbe entrato e uscito due volte dalla fonderia. Per la procura la seconda volta che il giovane è uscito aveva con sé il corpo senza vita dello zio, poi portato chissà dove e mai più ritrovato. Giacomo ha ribadito la sua versione: era rientrato in fabbrica per dare alcune indicazioni e poi sarebbe andato dritto alla casa di famiglia sul lago di Garda. A confermare la versione del 34enne ci sarebbero le tracce lasciate dal cellulare e la memoria dell'allarme dell'abitazione.

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Lo strano caso delle telecamere

Altro elemento al centro dell'interrogatorio lo strano caso dello spostamento delle telecamere in azienda: erano state “movimentate” solo qualche giorno prima della scomparsa, inquadrando punti ciechi della fabbrica. Un'altra circostanza considerata sospetta. I due fratelli hanno ammesso di avere accesso al sistema, ma hanno raccontato di non averle toccate. 

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