Soldi in contanti per i permessi (fasulli): dipendente comunale condannato a 5 anni

E' stato condannato a 5 anni di reclusione, con rito abbreviato e in primo grado, l'ex dipendente del Comune di Brescia Marco Renzi

Foto d'archivio

E' stato condannato a cinque anni di carcere, in primo grado, l'ex dipendente del Comune di Brescia Marco Renzi, 37 anni, accusato di corruzione e istigazione alla stessa, induzione indebita, truffa, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. In pratica, secondo l'accusa (e la prima sentenza) Renzi avrebbe chiesto soldi in contanti (anche cifre importanti, fino a quasi 1000 euro) agli stranieri che si presentavano nel suo ufficio per richiedere i documenti per il ricongiungimento familiare.

Ma con un doppio inganno: non solo i soldi non avrebbe dovuto prenderli, ma pure il “via libera” che lui paventava fosse regolare in realtà era illecito, perché non ne aveva l'autorizzazione – l'ultima parola sarebbe spettata alla Prefettura, e non a un dipendente comunale – e dunque anche i familiari degli stranieri residenti, in ingresso in Italia, lo avrebbero fatto illegalmente.

La vicenda: almeno una ventina i truffati

Da qui il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: i fatti risalgono al 2017, per la Procura sarebbero almeno una ventina di casi. Alcuni di questi stranieri, comunque truffati, sono stati indagati per aver effettivamente consegnato il denaro al funzionario (e quindi per averlo corrotto). Qualcuno già condannato, altri rinviati a giudizio.

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Renzi è da tempo stato allontanato dai suoi incarichi in Loggia. Ad oggi si occuperebbe di vendite e aste per un canale televisivo. Era già noto alle cronache: oltre al caso dei soldi in cambio dei permessi, era stato già condannato per peculato quando indossava la divisa della Polizia Locale di Brescia. Per l'ultimo caso specifico, il sostituto procuratore Ambrogio Cassiani aveva chiesto più di 8 anni di carcere. Il tribunale, con rito abbreviato, lo ha condannato a 5 anni.  

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