Omicidio Bailo: “Manuela è stata sgozzata", per il suo assassino chiesto il massimo della pena

Il pm Francesco Milanesi ha chiesto 30 anni, il massimo previsto dal rito abbreviato, per Fabrizio Pasini, l’ex sindacalista accusato di aver ucciso la giovane di Nave e poi aver occultato il suo cadavere.

Trent’anni di carcere, ovvero il massimo della pena prevista dal rito abbreviato, formula con cui si sta svolgendo il processo per la morte di Manuela Bailo, la 35enne di Nave uccisa dall’ex collega e amante Fabrizio Pasini. Questa la richiesta avanzata dal pm Francesco Milanesi durante l’ultima udienza, andata in scena venerdì.

L’ex sindacalista, sposato e padre di due figli, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e occultamento di cadavere. Il delitto risale alla notte tra il 28 e il 29 luglio del 2018 e si è consumato nell’abitazione della madre dell’uomo: dopo aver ucciso l’ex collega e amante, il 48enne di Ospitaletto aveva abbandonato il corpo di Manuela in una cascina del Cremonese, in un vasca che un tempo era destinata ai liquami. Lasciato lì a marcire per 23 giorni consecutivi, dal sabato pomeriggio in cui la ragazza era scomparsa. Poi lui era andato in ferie, in Sardegna, insieme alla famiglia.

Stando a quanto emerso dai risultati dell’autopsia e da altri accertamenti disposti dalla Procura, la 35enne di Nave sarebbe stata sgozzata mentre era ancora in vita.

Diversa la versione di Pasini: il 48enne ha sempre raccontato di averla uccisa per sbaglio, di aver spinto Manuela che poi sarebbe caduta dalle scale. Una tesi ribadita ancora una volta dal suo legale, Pierpaolo Pettenadu, che ha chiesto per il proprio assistito una condanna per omicidio colposo e non volontario, cercando anche di smontare la tesi della premeditazione.

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A decidere sarà il giudice, nel corso dell'ultima udienza, fissata per il prossimo 28 febbraio.

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