Ha sgozzato Manuela, poi ha nascosto il cadavere: condannato Fabrizio Pasini

Il giudice non ha accolto la richiesta del pm che per l’assassino di Manuela Bailo aveva chiesto il massimo della pena prevista dal rito abbreviato (30 anni).

Si è chiuso il processo, celebrato con rito abbreviato, a carico di Fabrizio Pasini. L’ex sindacalista della Uil, nel luglio del 2018, aveva ucciso quella che era la sua amante, oltre che collega: la 35enne di Nave Manuela Bailo. Dopo il delitto, il 48enne di Ospitaletto aveva abbandonato il corpo di Manuela in una cascina del Cremonese, in un vasca che un tempo era destinata ai liquami. Lasciato lì a marcire per 23 giorni consecutivi, dal sabato pomeriggio in cui la ragazza era scomparsa. Poi lui era andato in ferie, in Sardegna, insieme alla moglie ai figli.

Il  pm  Carlo Francesco Milanesi aveva chiesto il massimo della pena per l’ex sindacalista, che per il rito abbreviato sono 30 anni, ma il gup di Brescia Roberto Moreschi lo ha condannato a ‘soli’ 16 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Pasini dovrà anche risarcire i genitori, la sorella e il fratello di Manuela oltre al sindacato per il quale sia lui che la 35enne lavoravano.

Stando a quanto emerso dai risultati dell’autopsia e da altri accertamenti disposti dalla Procura, la 35enne di Nave sarebbe stata sgozzata mentre era ancora in vita. Diversa la versione sempre fornita da Pasini: il 48enne ha sempre raccontato di averla uccisa 'per sbaglio', di aver spinto Manuela che poi sarebbe caduta dalle scale.

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Per questo il suo legale, Pierpaolo Pettenadu, aveva chiesto per il sindacalista una condanna per omicidio colposo e non volontario, cercando anche di smontare la tesi della premeditazione. E il gup ha accolto, in parte, la tesi della difesa, non riconoscendo l'aggravante della premeditazione.

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