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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Arrestato il dottor Paolo Oneda con l'accusa di omicidio volontario e violenza sessuale

Paolo Oneda è dirigente medico di Chirurgia Generale all’ospedale di Manerbio

Alle prime luci dell’alba di oggi, martedì 20 aprile, i carabinieri del Comando Provinciale di Genova hanno arrestato il dottor Paolo Oneda, dirigente medico di Chirurgia Generale presso l’ospedale di Manerbio, e Vincenzo Paolo Bendinelli, presidente e “guida spirituale” del centro olistico “Anidra” di Borzonasca (GE): entrambi sono indiziati di omicidio volontario con dolo eventuale, violenza sessuale e circonvenzione di persone incapaci. Un avviso di garanzia è stato notificato ad una psicologa, coindagata solo per i reati di circonvenzione e violenza sessuale.

L’indagine è la continuazione di un’altra attività investigativa svolta nel 2019 a fronte di una denuncia sporta dai parenti di una giovane ospite del centro “Anidra”, tuttora in corso. Nel mese di ottobre del 2020, un’altra ragazza – lei pure frequentatrice del centro - era deceduta presso l’ospedale San Martino di Genova, dove era stata ricoverata per un melanoma plurimetastatico. La vittima si era avvicinata al centro e alle scienze olistiche già da molti anni, in quel luogo aveva anche celebrato il proprio matrimonio e lì insegnava Yoga e Thai Chi Chuan. Come spiegato dai numerosi conoscenti ai militari, prima di avvicinarsi al centro di Borzonasca aveva avuto una regolare vita sociale, venendo poi gradualmente assorbita da quell’ambiente, allontanandosi dagli affetti ed abbracciando totalmente gli insegnamenti del “Maestro”.

Appreso del decesso, i familiari subito denunciarono che – nell’ottobre del 2018 – la donna aveva subìto presso quel centro l’asportazione di un neo verrucoso sanguinante: l’intervento sarebbe stato effettuato dal chirurgo Oneda alla presenza del Bendinelli, in locali che non sarebbero stati idonei a livello sanitari; non sarebbero nemmeno stati effettuati i previsti esami istologici. Dalle testimonianze è emerso che l’operazione sarebbe stata effettuata su un tavolo da cucina e senza alcuna anestesia, inserendo l’evento in un presunto “patologico processo di purificazione spirituale”. 

Nel corso dei mesi successivi, la donna, in preda a dolori lancinanti, sarebbe stata continuamente rassicurata dagli indagati sulla sua sicura guarigione e privata di qualsiasi adeguato trattamento medico. Gli approfondimenti investigativi medico-legali avrebbero accertato che l’intervento chirurgico e le successive presunte omissioni sarebbero state “in rapporto causale diretto con il decesso della giovane”, scrivono i carabinieri.  

Le indagini, scrivono ancora i militari, avrebbero rilevato “gravissimi indizi di colpevolezza a carico dei due arrestati, che erano pienamente coscienti della superficialità con cui era stato effettuato il primo intervento e  consapevoli del grave e progressivo aggravamento del quadro clinico della donna, che nei mesi successivi aveva subito le palesi e pesanti conseguenze della diffusione del tumore, ma si era affidata totalmente alle indicazioni del medico e del ‘Santone’, che l’avevano rassicurata in merito alla sua guarigione ed al ritorno allo stato di salute, anche grazie a non meglio precisate pratiche olistiche e di ‘protezione energetica’, senza svolgere alcuna iniziativa volta ad arrestare il diffondersi della patologia”.

Sono ancora in corso perquisizioni presso il Centro Anidra a Borzonasca, a Brescia e a Milano, presso le abitazioni e le sedi lavorative dei due destinatari della misura cautelare e della psicologa, la quale, grazie alla professione svolta, ha garantito nel tempo un’attività di cooptazione verso il centro di diverse ragazze fragili. Seguiranno le dovute comunicazioni agli Ordini dei Medici di appartenenza, per l’adozione delle misure ritenute opportune.

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